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Pantaleo (Flc): “Sciopero degli scrutini, noi non ci saremo”

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Rispondendo ad alcune sollecitazioni provenienti dai territori (più dalle singole scuole che dalle strutture ufficiali), il segretario nazionale della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo ha già fatto sapere che il suo sindacato non ha la minima intenzione di indire uno sciopero in concomitanza con gli scrutini di fine anno.
La decisione viene resa nota attraverso un comunicato indirizzato alle segreterie regionali e provinciali del sindacato.
Nella lettera, datata 27 aprile, Pantaleo spiega anche i motivi della scelta.
Innanzitutto c’è una questione politica: “in questa fase abbiamo la necessità di costruire alleanze con tutti i soggetti che si oppongono al progetto di questo Governo contro la scuola pubblica, in primo luogo sicuramente con le associazioni studentesche”; al contrario, secondo Pantaleo, lo sciopero degli scrutini danneggerebbe soprattutto studenti e famiglie.
E poi c’è il fatto che lo sciopero degli scrutini non parlerebbe a tutti i soggetti della scuola (docenti, personale Ata e dirigenti scolastici) e coinvolgerebbe “solo ed esclusivamente il personale docente e solo quello delle classi non terminali”.
“Esprimiamo inoltre – aggiunge il segretario nazionale –
seri dubbi sulla possibilità di un reale coinvolgimento in tale forma di protesta dei docenti della scuola primaria”.
Ma ci sono anche motivazioni legate proprio alla modalità scelta dai Cobas e dalla CUB: “l’efficacia dello sciopero degli scrutini – spiega Pantaleo –
è abbastanza marginale: infatti in caso di sciopero il dirigente scolastico è tenuto a riconvocare gli scrutini entro 5 giorni, quindi sostanzialmente la protesta si tradurrebbe in un mero spostamento di date”.
Pantaleo ha però in mente un programma alternativo che così spiega: “In questo momento occorre lavorare affinchè le scuole siano al centro di una grande iniziativa di informazione e coinvolgimento anche dei soggetti che agiscono sul territorio”.
Non solo, ma – sempre secondo Pantaleo – va individuata e indicata anche con chiarezza la controparte, ossia “il Miur e i suoi organi periferici (USP e USR), nonché il Governo”.