In una cornice carica di significato, il Santo Padre ha incontrato ieri a Roma la comunità accademica di Sapienza Università, trasformando i viali della città universitaria in un laboratorio di speranza. Davanti a una platea di studenti e docenti, il Pontefice ha delineato una visione dell’università e della scuola che non è solo luogo di trasmissione del sapere, ma un presidio di resistenza contro l’alienazione e la cultura della guerra.
Il Papa ha rivolto il primo pensiero al malessere delle nuove generazioni, individuando nel “ricatto delle aspettative” e nella “pressione delle prestazioni” i nemici della serenità giovanile. La prima sfida è dunque antropologica: recuperare l’umanità contro un sistema che riduce l’esistenza a pura metrica.
«È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. […] Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!»
Il ruolo del docente viene elevato a missione etica. Insegnare non è solo trasmettere dati, ma testimoniare valori, assumendosi la responsabilità dei cuori degli studenti.
«Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. […] Che senso avrebbe formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare?»
Il passaggio più urgente del discorso riguarda la denuncia del riarmo globale. Il Papa ha assegnato all’Università e ai giovani il compito di invertire la rotta economica e politica mondiale, chiedendo con forza di spostare le risorse dalla morte alla vita.
«Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.»
Il Pontefice ha esortato l’università a diventare un baluardo contro l’“inquinamento della ragione“ che porta alla guerra, chiedendo che lo studio e la ricerca diventino strumenti di una pace disarmata e disarmante. Investire nell’istruzione, per il Papa, è l’unico vero modo per garantire la sicurezza collettiva.
In stretta connessione con il tema della pace, il Papa ha posto una sfida tecnologica decisiva: vigilare affinché l’Intelligenza Artificiale non de-responsabilizzi l’essere umano, specialmente nei conflitti.
«Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti.»
Infine, il Papa ha chiesto ai giovani di non cedere alla rassegnazione. In una società con pochi figli e poche visioni di futuro, gli studenti sono chiamati a passare “dall’ermeneutica all’azione“, facendosi custodi della Terra e della giustizia sociale.
«Siate artigiani della pace vera: lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso.»
L’incontro si è chiuso con la proposta di una “nuova alleanza educativa”, dove il sapere non è uno strumento di profitto, ma un atto di discernimento per costruire un’umanità capace di futuro.
Il testo integrale dell’intervento di Leone XIV è reperibile qui