Gli insegnanti devono essere “maestri credibili” per “trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi”: l’ha detto Papa Leone XIV nell’udienza del 25 aprile agli insegnanti di religione cattolica.
“I vostri alunni – ha continuato il Santo Padre, sempre rivolgendosi ai docenti – non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita. Essi ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo o donna che cerca, pensa, vive e crede”.
Secondo il Papa, inoltre, “la scuola oggi – in Italia, ma non solo – ha davanti a sé sfide drammatiche e al contempo esaltanti. Per questo la Chiesa, cammina con voi”, ha aggiunto il Pontefice.
Ha quindi invitato i docenti ad insegnare ai giovani a sapere ascoltare il proprio cuore e non solo ad impartire nozioni: “i giovani – ha detto Papa Leone – , anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi ‘sente troppo’ e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta”.
“Fare scuola, perciò, significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche – ha sottolineato – in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona”.
Infine, il Papa si è soffermato sull’importanza di insegnare religione a scuola, perché, ha ribadito, “la vera laicità non escluda il fatto religioso“.