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Pensione anticipata, si farà ma chiamatela quota 38. Salvini: i professori con quattro lauree non mi convincono

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Le ultime dichiarazioni del numero uno dell’Inps, Tito Boeri, sull’anticipo pensionistico previsto dal Governo (servono “8,5 miliardi il primo anno per arrivare nel giro di tre anni a 16 miliardi”, con un “incremento del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future”), non sembrano scalfire le convinzioni dei leader della maggioranza. In particolare del vicepremier Matteo Salvini, che parlando alla Cantina sociale di Aldeno, una delle tappe del suo tour elettorale in Trentino, ha detto che sulla controriforma Fornero non arretrerà di un millimetro.

“Questi geni con quattro lauree non mi fanno cambiare idea”

“Il presidente dell’Inps da quattro mesi mi dice che non si può toccare la legge Fornero, continua a dire viva la legge Fornero, ma io sono stato eletto per smontare la legge Fornero e lo farò ad ogni costo”, ha dichiarato il leghista.

“Mi ero impegnato a smontare la legge Fornero – ha detto ancora Salvini – e già da quest’anno iniziamo a smontare la legge Fornero, restituendo diritto alla pensione e al lavoro a centinaia di migliaia di italiani. Più qualche genio, qualche professorone, mi dice di non smontare la legge Fornero più io sono convinto che sia giusto toccare la legge Fornero. Non mi fanno cambiare idea”.

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Poco dopo, a Borgo Valsugana, Salvini ha puntato il dito sull’ex premier Mario Monti e la sua riforma delle pensioni: “I geni li abbiamo visti: Monti, Renzi, professori con quattro lauree. Il più genio di tutti è la signora Fornero che ha fatto questa riforma. Chi nel 2018 ha il coraggio di difendere quella legge è nemico del popolo italiano”, ha concluso Salvini.

I requisiti utili

Ricordiamo, infine, che quella in via di approvazione da parte del Governo M5S-Lega, più che quota 100, sarebbe meglio chiamarla una controriforma a quota 38: sono gli anni di contributi che il governo ha deciso di chiedere ai lavoratori cha dal 2019 vorranno lasciare anticipatamente il lavoro a partire dai 62 anni di età.

In pratica, gli unici a beneficiare dalla tanto citata quota 100 saranno i nati nel 1957: solo loro, infatti, se in possesso dei 38 anni di contributi minimi richiesti, potranno lasciare in servizio raggiungendo la fatidica cifra.

I lavoratori che nel 2019 avranno 63 anni dovranno raggiungere quota 101. Per chi ha avrà 64 anni, la somma degli anni salirà a 102. Sino ai 104 anni complessivi che saranno necessari per chi vorrà lasciare 12 mesi prima.

Chi potrà lasciare il servizio

La buona notizia, per tutti, è quella che non dovrebbero scattare penalizzazioni alcune sull’assegno d quiescenza: nemmeno dell’1,5 per cento paventato nei giorni scorsi.

Questo significa che a lasciare il lavoro sarebbero, secondo le stime della maggioranza, non meno di 400 mila lavoratori, con un’alta percentuale di insegnanti sia del primo ciclo (che hanno iniziato a lavorare già attorno ai 20 anni) sia della secondaria (che possono far valere il riscatto della laurea).

Nel computo sono inclusi anche coloro che beneficeranno dell’Ape sociale (rivista e corretta) e dell’opzione donna (servono 35 anni di contributi ed almeno 57 anni e tre mesi di età anagrafica, ma con riduzione dell’assegno pensionistico del 20-30 per cento).

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