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Aggiornato il 18.11.2025
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Pensioni, il Governo Meloni peggiora la Legge Fornero. Nella Lega c’è chi accusa il suo ministro Giorgetti: ripristini almeno Quota 103 e Opzione donna

Sull’età pensionabile, la Lega torna a fare la Lega, a costo di mettersi, paradossalmente, contro il suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Perché la volontà di smontare la Legge Fornero che manda in pensione a 67 anni, uno dei cavalli di battaglia del Carroccio, si è clamorosamente infranta dinanzi all’esigenza di far quadrare i conti pubblici e salvaguardare le casse dell’Inps: così, se per i primi tre anni di Governo Meloni si è di fatto “traccheggiato”, spostando appena più in alto l’asticella dei requisiti per lasciare il lavoro, con la Legge di Bilancio 2026 si è deciso di fare peggio della Legge Fornero. Altro che smantellarla.

Cosa prevede la Manovra 2026

La bozza della Manovra approvata di recente dal Consiglio dei ministri prevede, infatti, la traduzione in periodi ulteriori lavorativi dell’aumento di tre mesi dell’aspettativa di vita certificato di recente dall’Istat: ciò significa che nel 2027 per andare in pensione servirà un mese in più. E nel 2028 serviranno due ulteriori mesi.

Con l’aumento dei requisiti che si applicherà sia sulla pensione di vecchiaia (che tra tre anni richiederà 67 anni e tre mesi), sia sulla pensione di anzianità (i cui requisiti dal 2028 diventeranno 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, 42 anni e 1 mese per le donne).

Non solo: l’estensione riguarderà pure i beneficiari della pensione anticipata contributiva, riservata ai “contributivi puri”: chi ha lavorato dal 1996 in poi, quindi, potrà lasciare il lavoro (sempre se avrà raggiunto un livello minimo di contributi versati e un importo minimo di pensione maturata) non prima dei 64 anni e 3 mesi.

Fin qui tutto chiaro. E c’è poco da sorridere. Anche perché per il 2029 c’è già la prospettiva di salire di altri due-tre mesi ulteriori. Così, per tantissimi ultra sessantenni che speravano di lasciare il lavoro qualche anno prima e ora si ritrovano con la prospettiva di andare in pensione addirittura dopo, sarebbe un beffa cosmica.

Diversi leghisti in disaccordo: presentati emendamenti

Secondo ‘Fan Page’, alcuni tecnici leghisti avrebbe pensato, per evitare l’uscita nel 2028 con tre mesi ulteriori, “all’aumento dell’Irap imposto alle banche: una misura che avrebbe portato a “incassare circa 3,4 miliardi di euro nei prossimi tre anni”: la richiesta, tuttavia, non sembrerebbe trovare credito.

Come se non bastasse, ad accedere alle deroghe, per fruire dell’anticipo pensionistico, si conferma una platea sempre più limitata di pensionandi: si tratta di dipendenti che svolgono lavori usuranti e mansioni gravose, con almeno 30 anni di contributi riconoscibili, ma anche i beneficiari dell’Ape Social, che riguarda lavoratori (di almeno 63 anni e 5 mesi) più esposti a logorio psico-fisico, e pure i lavoratori precoci, ovvero chi ha iniziato a lavorare in giovane età in ambienti di lavoro che comportano particolare stress.

C’è poi un altro aspetto per il quale diversi leghisti stanno masticando amaro: nel testo approvato dal Governo Meloni mancano del tutto la proroga di Quota 103 e di Opzione donna, oltre che il nuovo meccanismo, proposto dalla stessa Lega, che darebbe come opzione l’utilizzo del Tfr al fine di lasciare il lavoro in anticipo.

Gli emendamenti di Lega e Forza Italia

Ed è su alcune di queste ultime ipotesi, ci sono dei parlamentari del Carroccio che intendono agire, anche con il supporto di colleghi di Forza Italia. Anzi, lo hanno già fatto, in questi giorni, proponendo alcuni emendamenti alla Manovra di fine 2025.

La Lega, con un emendamento a prima firma della senatrice Elena Murelli, propone di estendere il diritto al trattamento pensionistico anticipato a tutte le lavoratrici, usufruendo di Quota 103, quindi con anzianità contributiva di almeno 35 anni e almeno 61 anni di età, (ridotta di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di due anni e che rientrino in determinate categorie protette) entro “il 31 dicembre 2025”.

La richiesta prevede anche l’apertura di una ‘finestra’ per personale del comparto scuola e Afam, il quale avrebbe la possibilità di prorogare al 28 febbraio 2026 il termine per presentare domanda di cessazione dal servizio con effetto dall’inizio dell’anno scolastico o accademico.

A copertura della misura, valutata in 263,9 milioni complessivamente dal 2026 al 2032 si indicano le risorse del Fondo sociale per occupazione e formazione.

Anche Forza Italia, con un emendamento del senatore Maurizio Gasparri, propone una proroga analoga.

Ma c’è anche un altro emendamento, sempre a prima firma della leghista Elena Murelli, con cui si chiede di prorogare Quota 103, estendendola anche al “2026”: gli oneri sono valutati in 467 milioni complessivi nel triennio 2026-28, che l’emendamento copre ricorrendo al Fondo sociale per occupazione e formazione.

E anche sulla proroga di Quota 103 Forza Italia ha preparato un emendamento, presentato pure in questo caso dal senatore Maurizio Gasparri.

Critiche anche dai sindacati

L’eventuale accoglimento degli emendamenti proposti da esponenti di maggioranza sarebbe bene accolto, oltre che da diversi lavoratori diretti interessati, pure dal sindacato.

Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, parlando della Manovra 2026 con il ‘Corriere della Sera’ ha detto che nella Legge di Bilancio “ci sono criticità” e che “servono più risorse per scuola, università, ricerca, non autosufficienza, e una riforma strutturale della previdenza, con più equità e flessibilità, evitando colpi di mano come aver cancellato Opzione Donna o innalzato i requisiti per la pensione“.

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