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14.10.2026

Per i docenti la “trattenuta Brunetta” non dovrebbe valere: “siamo i meno malati e pagati della PA!”

Renato Brunetta, ex ministro per la Pubblica Amministrazione e oggi presidente del Cnel

“Però mi raccomando! La trattenuta Brunetta tenetela ben salda che non si sa mai”. “Per forza: quando siamo malati ci togliete i soldi! Così a volte si va a scuola anche se si sta male”. “Certo se stiamo a casa non veniamo sostituiti e abbiamo trattenute in busta paga. Una vergogna”. Non mi assento da anni, dal periodo del Covid…”. “Sicuramente sono meno di quelle dei deputati”. Sono solo alcuni dei commenti dei lettori della ‘Tecnica della Scuola’ al dato, rimarcato anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, sui davvero bassi numeri di assenze dei docenti italiani, in particolare sui pochi giorni di malattia (la metà circa degli altri comparti pubblici) che vengono in media fruiti ogni anno.

I dati sulle poche assenze però non sorprendono

Al termine della presentazione dei risultati del rapporto Ocse Education at a glance 2026, svolta al ministero dell’Istruzione in Viale Trastevere, il titolare del Mim ha detto che “per esempio in Francia sono il 30%, in Italia il 20%”.

I risultati resi pubblici dal Ministro non sorprendono: alcuni anni fa, avevamo riportato che la media di assenze dei dipendenti della scuola risultava ancora più bassa, circa una decina di giorni l’anno, praticamente pari quasi alla metà delle assenze altri dipendenti, anche ministeriali.

Avevamo così commentato: “le medie lasciano il tempo che trovano, ma rimane il fatto che i dipendenti della Scuola si assentano per malattia ogni mese e mezzo. E nel caso degli uomini, non vanno al lavoro in media solo una volta ogni due mesi scarsi. Considerando che in questo computo sono comprese anche le visite specialistiche, di cosa stiamo ancora parlando?”.

Sammarro (Unifa): penalizza chi dimostra uno straordinario attaccamento al lavoro

Secondo Adele Sammarro, segretario generale nazionale Unifa,“i dati ufficiali presentati dal ministro Valditara confermano in modo inequivocabile ciò che sosteniamo da sempre: il personale docente italiano dimostra uno straordinario attaccamento al lavoro e un profondo senso del dovere, a fronte di condizioni retributive che restano tra le più basse d’Europa”.

“Proprio alla luce di questa verità storica e statistica, la permanenza della cosiddetta ‘trattenuta Brunetta’ sui primi dieci giorni di malattia rappresenta un’ingiustizia intollerabile che va cancellata senza indugio”.

Il sindacato annuncia che porterà la questione all’attenzione delle sedi istituzionali e dei prossimi tavoli di confronto ministeriali.

“I nostri insegnanti – continua Sammarro – non godono di alcun privilegio, non ricevono buoni pasto e lavorano con retribuzioni nettamente inferiori ai colleghi europei: decurtare lo stipendio a chi si assenta per malattia o per effettuare visite specialistiche è un accanimento ingiustificato verso una categoria fondamentale per il Paese. Se persino le rilevazioni internazionali dimostrano che l’assenteismo nella scuola è un falso mito, il Governo ha il dovere morale e politico di rivedere la norma del 2008”.

La legge è del 2008 e vale per tutti i dipendenti pubblici

Ma di cosa si parla quando si cita la trattenuta Brunetta? Si tratta della decurtazione per malattia dei dipendenti pubblici (pari in media a 8-10 euro al giorno) approvata con il decreto legge n. 112 del 2008 (art. 71), convertito nella Legge n. 133 dello stesso anno, la stessa Legge che ha prodotto i forti tagli Tremonti-Gelmini alla scuola.

La norma prevede che per i primi 10 giorni di ogni evento di malattia, al dipendente pubblico venga corrisposto solamente il trattamento economico fondamentale. Viene quindi applicata una trattenuta giornaliera (pari a 1/30 della quota mensile) che esclude dallo stipendio tutte le indennità fisse, continuative e i compensi accessori.

Nel 2011, la normativa è stata ulteriormente rafforzata con il Decreto Legge n. 98 del 2011 (convertito nella Legge n. 111 del 2011), accompagnato dalla nota Circolare n. 10 del 2011 dello stesso Ministero della Pubblica Amministrazione.

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