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13.10.2026
Aggiornato alle 18:22

Valditara: “L’OCSE conferma: con oltre il 40% di studenti stranieri che conoscono poco la lingua nazionale, crollano gli apprendimenti di una classe”

Il ministro Giuseppe Valditara

“I rilevamenti OCSE confermano la bontà delle nostre decisioni: con oltre il 40% di studenti stranieri che conosce poco la lingua nazionale, crollano gli apprendimenti in una classe. Non è un caso che anche altri Paesi, tra cui la Germania, stiano valutando misure analoghe a quelle introdotte in Italia con il decreto legge scuola”. Lo ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in occasione della presentazione del Rapporto OCSE, “Education at a Glance 2026”.

I dati OCSE restituiscono un quadro positivo della scuola italiana. A proposito della lingua italiana, nella lettura gli studenti raggiungono i 474 punti, contro i 461 della media OCSE, collocandosi allo stesso livello della Finlandia e superando Francia, Germania e Spagna. Risultati positivi anche in matematica, dove l’Italia precede Svezia e Stati Uniti, come pure Germania e Francia. “È la conferma della qualità del nostro sistema di istruzione”, ha commentato il Ministro.

Sempre in merito all’italiano, Valditara ha sottolineato l’importanza del ruolo delle famiglie nell’apprendimento della lingua nazionale. “La sua conoscenza da parte dei genitori è fondamentale per la carriera scolastica dei propri figli. Il fatto che un ragazzo impari l’italiano a scuola e poi a casa parli un’altra lingua lo danneggia nel percorso scolastico. Le evidenze scientifiche richiamate anche dall’OCSE dimostrano che è corretto, come da noi fatto con il DL, prevedere misure per favorire la conoscenza della lingua italiana anche da parte dei genitori”.

Affrontando il tema dell’Intelligenza artificiale, Valditara ha aggiunto: “Nell’era dell’AI, l’istruzione tecnica diventa sempre più decisiva. Si abbatte il muro tra istruzione liceale e istruzione tecnico-professionale, aprendo nuove prospettive per la valorizzazione dei percorsi di formazione”.

Il Ministro ha infine richiamato: “L’importanza di una contrattazione separata per garantire una maggiore competitività degli stipendi, come noi abbiamo cercato di realizzare in questi anni di legislatura sottoscrivendo tre contratti nazionali”.

OCSE 2026, Valditara: “Ridotto numero di alunni per classe, dato superiore alla media”

Il Rapporto annuale OCSE Education at a Glance offre dati comparabili a livello internazionale sui sistemi di istruzione dei Paesi membri e partner. Copre i risultati raggiunti, la partecipazione e le iscrizioni, le risorse finanziarie e l’organizzazione di scuole e università. L’edizione 2026 è dedicata in particolare alla carenza di insegnanti. Dopo il lancio internazionale a Parigi del 29 settembre, il Rapporto viene presentato al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con l’intervento del Ministro Giuseppe Valditara. Nel corso dell’evento è stata illustrata la scheda Paese sull’Italia, che descrive le caratteristiche principali del sistema di istruzione italiano nel confronto internazionale.

Le parole del Ministro Valditara

Il ministro, prima di addentrarsi nella presentazione dei dati, ha voluto precisare: “Inizierò subito con un commento sui dati relativi all’Italia, ritenendo che questa sia un’occasione di primaria importanza per riflettere sulle diverse tematiche oggetto sia della nostra azione di governo della scuola italiana, sia del dibattito nazionale. I dati riguardanti l’Italia contenuti nel rapporto OCSE sono buoni e sicuramente positivi; è una notizia che mi fa piacere condividere con tutti gli ascoltatori in apertura del mio intervento e della nostra riflessione. La mia presentazione sarà molto tecnica e breve, ma prenderà in considerazione gli elementi ritenuti più qualificanti”.

Dispersione scolastica

Per quanto riguarda i numeri sulla dispersione scolastica, Valditara afferma: “Abbiamo registrato una forte riduzione della dispersione scolastica. L’abbandono precoce dell’istruzione e della formazione è sceso dall’11,5% del 2022 all’8,2% del 2025, segnando una riduzione di 3,3 punti percentuali che porta l’Italia ampiamente al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030, ovvero con ben cinque anni di anticipo. Inoltre, le stime INVALSI riferite al 2026 porterebbero questo risultato al 7,3%, un traguardo storico, non essendosi mai registrato in passato un tasso di dispersione così basso”.

“Tale dato – continua – evidenzia una prospettiva di ulteriore miglioramento: secondo le stime INVALSI, dal 2022 ad oggi sarebbero stati recuperati 520.000 ragazzi. Si tratta di un risultato storico che incoraggia a proseguire con le politiche intraprese, tra le quali figurano la figura del docente tutor per la personalizzazione degli apprendimenti, l’iniziativa Agenda Sud e l’avvio di Agenda Nord”.

Agenda Sud, Agenda Nord e dispersione implicita

Quali sono stati gli strumenti grazie ai quali è stato possibile raggiungere questo traguardo? Risponde il ministro: “Nel suo rapporto, l’OCSE richiama espressamente Agenda Sud tra le iniziative italiane volte a prevenire l’abbandono scolastico e a ridurre la dispersione implicita, ossia il mancato raggiungimento delle competenze minime in italiano, matematica e inglese al termine dei 13 anni di scolarizzazione. Anche in questo ambito i risultati si rivelano molto positivi, con una stima INVALSI per il 2026 che attesta la dispersione implicita al 6,3%. A titolo comparativo – poiché si cita spesso l’impatto della pandemia – nel 2019 la dispersione implicita era al 7,5%, a fronte del 6,3% stimato per il 2026. Ciò conferma il valido funzionamento delle misure messe in campo: in particolare, tra il 2023 e il 2026, la misura Agenda Sud ha fornito riscontri particolarmente positivi in Puglia, Calabria, Basilicata e Campania“.

“Nel frattempo è stata avviata anche Agenda Nord – precisa il ministro – i cui risultati per le regioni del Centro-Nord verranno successivamente valutati. È stato richiesto di concentrare gli interventi in modo specifico nelle scuole situate nelle grandi periferie urbane del Centro e del Nord, caratterizzate da un’utenza più fragile e da una maggiore presenza di studenti stranieri”.

Rilevazioni PISA 2025, competenze ed equità del sistema

Per quanto riguarda i risultati PISA 2025, Valditara è particolarmente soddisfatto: “Il quadro risulta favorevole all’Italia, in un contesto internazionale di flessione generalizzata, il sistema educativo italiano tiene ed evidenzia una sostanziale stabilità nei tre ambiti analizzati. In lettura si evidenzia un risultato di rilievo con 474 punti, contro una media OCSE di 461 punti. L’Italia consegue un risultato storicamente e significativamente superiore alla media internazionale, superando paesi quali Francia, Germania e Spagna e collocandosi allo stesso livello della Finlandia. Anche in matematica e scienze i risultati registrati risultano superiori alla media OCSE. In matematica le prestazioni superano quelle di Svezia, Stati Uniti, Germania e, di gran lunga, Francia. Nelle scienze l’Italia figura tra i pochi paesi OCSE ad aver registrato un miglioramento rispetto al 2022, posizionandosi al di sopra della media”.

E aggiunge: “Un ulteriore elemento di fondamentale importanza, finora trascurato nel dibattito mediatico, riguarda il fatto che la tenuta del sistema italiano non avviene a discapito dell’equità, prevenendo così forti disparità tra i percorsi liceali e quelli tecnico-professionali. Nel confronto con i sistemi educativi assimilabili che prevedono una differenziazione degli indirizzi a 15 anni, l’Italia evidenzia un livello di equità superiore alla media di riferimento, con divari nettamente contenuti rispetto ad altri paesi”.

Riduzione dei NEET, spesa pubblica per studente e tempo scuola

Ecco altri dati importanti esposti dal ministro: “Il rapporto Education at a Glance 2026 colloca l’Italia tra le nazioni che hanno registrato le flessioni più marcate nella quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (i cosiddetti NEET). Negli ultimi dieci anni il calo dei NEET in Italia è stato di almeno 10 punti percentuali, a fronte di una riduzione media OCSE di appena due punti. Si tratta di un progresso significativo che offre alle nuove generazioni opportunità in precedenza precluse. Un altro dato di rilievo messo in luce dal rapporto riguarda la spesa pubblica per studente: dalla scuola primaria fino alla secondaria superiore e post-secondaria non terziaria (comprensiva degli ITS ed esclusa l’università), l’Italia ha destinato 13.970 dollari per studente a parità di potere d’acquisto, contro una media OCSE di 13.231 dollari. In Italia la spesa media per studente risulta pertanto superiore alla media OCSE, con un incremento complessivo delle risorse destinate all’istruzione nell’ultimo biennio. Si ricorda che due anni fa la legge di bilancio ha previsto un incremento di circa il 9%, mentre nell’ultima legge di bilancio l’aumento è stato di circa l’1,8%”.

Classi pollaio sì o no? Il ministro annuncia un cambio di rotta: “Un ulteriore dato di particolare importanza evidenzia che nel 2024 le classi italiane contavano mediamente 18 alunni nella scuola primaria e 20 nella secondaria di primo grado, rispetto ai 21 e 23 alunni della media OCSE. Rispetto al 2015 la numerosità media delle classi si è ridotta di un’unità in entrambi i gradi di scuola, configurando una condizione favorevole per la personalizzazione della didattica e degli apprendimenti. Inoltre, in merito al tempo scuola, l’Italia si attesta tra i paesi che garantiscono un monte orario obbligatorio significativamente superiore alla media OCSE: nella scuola primaria le ore annue sono 917 a fronte di una media OCSE di 804, mentre nella scuola secondaria di primo grado sono 990 rispetto a 909. La scuola italiana dispone pertanto di una consistente dotazione temporale per l’istruzione, da valorizzare pienamente sul piano didattico”.

Occupazione giovanile, Istruzione Tecnico-Professionale e ITS

Sull’occupazione giovanile, il ministro evidenzia un altro dato favorevole: “Si evidenzia inoltre un incremento dell’occupazione tra i giovani diplomati: l’Italia, unitamente a Ungheria e Spagna, ha registrato tra il 2015 e il 2025 un marcato miglioramento nei tassi di occupazione dei giovani adulti. Nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni in possesso di un diploma professionale, il tasso di disoccupazione è sceso dal 15% all’8%, mentre tra i diplomati liceali è ridotto dal 18% al 10%. Nel medesimo arco temporale, il tasso di occupazione dei diplomati della formazione professionale è salito dal 75% all’82% per gli uomini e dal 58% al 65% per le donne, attestando la qualità e il valore del diploma professionale. Mentre in quasi tutti i paesi OCSE la quota di diplomati professionali registra una flessione, in Italia si rileva un incremento: il titolo è posseduto dal 34% dei giovani tra i 25 e i 34 anni, contro il 29% della fascia 55-64 anni. Il mercato del lavoro premia tale scelta: lavora infatti il 77% degli adulti con diploma professionale contro il 68% dei diplomati liceali, con uno scarto più che doppio rispetto alla media OCSE. Inoltre, chi possiede un diploma professionale percepisce una retribuzione inferiore di appena il 4% rispetto alla media, a fronte del -17% osservato in ambito OCSE”.

Valditara si sofferma anche sugli ITS: “Nell’era dell’intelligenza artificiale l’istruzione tecnica assume un ruolo decisivo, superando la tradizionale contrapposizione tra istruzione accademica e tecnica e prefigurando una valorizzazione dei licei tecnologici. Per quanto concerne l’istruzione tecnologica superiore (ITS Academy), l’Italia presenta una quota dell’1% di diplomati contro una media OCSE del 13%. Tuttavia, a fronte del target PNRR di 11.000 iscritti, nel 2026 sono stati registrati 41.000 iscritti, indicando un netto trend di crescita. L’introduzione della Filiera tecnologico-professionale 4+2 è destinata ad ampliare le iscrizioni agli ITS, che rappresentano uno dei percorsi formativi chiave del futuro”.

Competenze linguistiche e integrazione degli studenti stranieri

Non possono mancare riferimenti anche agli alunni stranieri: “La conoscenza della lingua nazionale da parte dei genitori e delle famiglie risulta fondamentale per il percorso scolastico dei figli. Evidenze scientifiche dimostrano che l’uso esclusivo di un’altra lingua in ambito domestico può penalizzare l’apprendimento degli studenti. Uno studio OCSE indica che, superata la soglia del 40% di studenti stranieri privi di una padronanza adeguata della lingua nazionale all’interno di una classe, si registra una flessione generalizzata degli apprendimenti a scapito dell’intero gruppo classe. Già tra il 10% e il 30% si osserva un calo di competenze, ma oltre il 40% si determina una vera e propria contrazione dei risultati, spingendo diversi paesi, tra cui la Germania, a valutare misure analoghe a quelle adottate dall’Italia”.

Nuove Indicazioni Nazionali, materie STEM e priorità educative

Proprio in relazione alle più recenti rilevazioni INVALSI, la priorità fondamentale, secondo il ministro consiste nel rafforzare la preparazione in italiano e matematica fin dalla scuola primaria. Ecco cosa ha da dire al riguardo: “Le nuove Indicazioni Nazionali hanno posto un forte accento sul potenziamento della grammatica, della sintassi e dell’insegnamento della matematica, unitamente all’impulso verso le discipline STEM e l’integrazione dell’intelligenza artificiale. Anche le Indicazioni Nazionali per i licei e, in prospettiva, per gli istituti tecnici si muovono in questa direzione. Occorre inoltre dare continuità alle politiche di personalizzazione della didattica, investendo sulla figura del docente tutor ed estendendola ai primi due anni delle scuole secondarie di secondo grado e alla scuola secondaria di primo grado. È necessario proseguire con il potenziamento di Agenda Sud e Agenda Nord, ponendo particolare attenzione agli istituti collocati nelle aree fragili dei grandi centri urbani del Centro-Nord, nonché rafforzare la formazione e specializzazione dei docenti incaricati dell’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri di primo arrivo”.

Per concludere, il ministro anticipa i prossimi esiti di studio: “Infine, occorre consolidare e diffondere la Filiera tecnologico-professionale 4+2: a novembre verranno presentati gli esiti di uno studio sulla preparazione e motivazione dei giovani inseriti nel percorso quadriennale, i cui dati preliminari si prefigurano di grande interesse, delineandosi come elemento strutturale della nuova offerta formativa italiana verso cui si orientano i principali paesi occidentali”.

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