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Per i “furbetti del cartellino” le norme ci sono, ma Madia non lo sa

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Dopo i poco edificanti fatti accaduti nel Comune di Sanremo il ministro della Pubblica Amministrazione Madia ha annunciato che quanto prima verranno introdotte norme per sanzionare severamente i “furbetti del cartellino”.

Per i dipendenti pubblici che timbrano il cartellino al posto di altri o che, dopo aver timbrato, si spostano allegramente nel mercato rionale più vicino o addirittura vanno nella “bottega” dell’amico per fare un altro lavoro (sembra che – purtroppo – ci siano anche casi-limite di questo tipo) dovrebbero arrivare tempi difficili.
Così almeno dice il ministro Marianna Madia che, evidentemente, non ricorda bene ciò che sta scritto nel “vecchio” decreto legislativo 150 del 2009, il cosiddetto “decreto Brunetta”.
L’aticolo 55 quater del decreto parla infatti di “licenziamento disciplinare” riguarda diversi casi tra i quali li seguente:  “falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia”.

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Si tratta, tra l’altro, di una fattispecie particolarmente grave di licenziamento in quanto la legge prevede che venga attivato “senza preavviso” e cioè dal momento stesso in cui l’organo responsabile (il direttore regionale nel caso del personale della scuola) firma il provvedimento.
Uno dei motivi per cui può scattare il licenziamento disciplinare è piuttosto chiaro e la legge lo definisce senza troppi dubbi: “falsa attestazione della presenza in servizio”.
C’è allora da farsi qualche domanda: perchè il ministro Madia non  dispone quache controllo per capire i motivi per cui il decreto 150 non viene applicato?  e perchè mai annuncia che intende introdurre nuove norme per colpire i “furbetti del cartellino” ? 
Ma c’è di più: le norme attualmente in vigore prevedono il carattere obbligatori dell’azione disciplinare e stabiliscono che i dirigenti che non danno avvio al procedimento disciplinare possono a loro volta essere sanzionati per aver omesso un atto importante.
Insomma, siamo alle solite: anche il tema del “cartellino” rischia di trasformarsi in una questione politica, perchè sulla “efficienza della macchina dello Stato” il Ministro di turno vuole piantare la propria bandierina.