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Perché inserire i big data nelle scuole

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Negli Stati Uniti, pubblica Wired.it, l’utilizzo dei big data in aula sta diventando sempre più una realtà. Gli stati federati dell’Oregon e del Delaware sono i pionieri (finanziati e incentivati) di un approccio innovativo all’istruzione basato sui dati, grazie a cui sono in fase di sviluppo nuovi modelli per la didattica.

Le aziende hi-tech che si occupano di istruzione a tutti i livelli, infatti, stanno cercando di capire come sfruttare al meglio i Big Data per rendere l’apprendimento più efficace, con proposte che vanno dai corsi online ai test di verifica personalizzati.

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 Knewton, una piattaforma adattiva che raccoglie i dati in tempo reale sulla base delle abitudini di apprendimento degli studenti, ha ricevuto un finanziamento da 54 milioni di dollari per creare un sistema in grado di prevedere in quali aree tematiche gli studenti avrebbero trovato più difficoltà. L’obiettivo è creare un sistema di insegnamento più intelligente e dinamico, su misura per gli studenti e capace di adattarsi alle esigenze individuali.

Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti da The New America Foundation, l’87% degli insegnanti Usa ritiene che l’analisi dei dati ottenuti dal monitoraggio degli studenti possa essere un potente strumento di cui servirsi per ottimizzare l’insegnamento in aula. La possibilità di tenere sotto controllo i progressi degli studenti e di adattare le difficoltà in base al loro livello potrebbe, sempre secondo gli autori dello studio, contribuire anche alla riduzione dei tassi di abbandono della scuola. ( da Wired.it)