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Personale scolastico: le proposte della Confindustria

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Fa discutere anche nel mondo della scuola il documento "Azioni per la competitività – Le proposte di Confindustria per lo sviluppo del Paese" presentato in un recente convegno svoltosi a Parma.
Un capitolo del rapporto è infatti dedicato alla analisi del sistema formativo e propone soluzioni che difficilmente potranno raccogliere il consenso del sindacati e di larga parte degli operatori scolastici.
In realtà su molti degli obiettivi indicati nel documento è difficile essere in disaccordo; chi – per esempio – se la sente di contestare che è necessario potenziare la formazione di base, innalzare la qualità media e promuovere punti di eccellenza, completare il processo di decentramento per avvicinare l’offerta formativa ai bisogni del territorio, raccordare in modo stabile l’offerta formativa a livello territoriale ai fabbisogni di professionalità espressi dal mondo produttivo o sviluppare le funzioni di ricerca e sviluppo a tutti i livelli, ma in particolare nell’istruzione superiore, incoraggiando il legame con le imprese?
Ma è sulle soluzioni proposte che si sta sviluppando il dibattito.
Per esempio la Confindustria propone di “introdurre un modello di finanziamento legato alla domanda e non all’offerta, e quindi più flessibile e più responsabile basato sul principio che il finanziamento segue l’utente”; di fatto “questo modello di finanziamento potrebbe essere attuato attraverso lo strumento amministrativo del buono scuola, con opportuni correttivi”.
L’autonomia scolastica – sostiene ancora la Confindustria – deve riguardare anche le politiche del personale e – per ottenere questo risultato – “è indispensabile completare il processo di decentramento trasferendo la gestione del personale della Pubblica Istruzione agli enti locali”.
Nel concreto ogni scuola dovrebbe avere la possibilità di scegliere liberamente i propri docenti tra chi è in possesso dei requisiti professionali, di variare la loro retribuzione in relazione al tipo di impegno orario, alla funzione e alla qualità del lavoro svolto.
Parallelamente si tratta poi di ridurre gli organi collegiali di tipo esclusivamente consultivo, istituendo un vero e proprio Consiglio di Amministrazione responsabile della gestione della scuola.
Come è facile capire le proposte della Confindustria non potranno essere accolte con particolare entusiasmo dagli operatori scolastici e – forse – neanche dalla stessa opinione pubblica: uno dei corollari della proposta riguarda infatti l’abolizione del valore legale del titolo di studio su cui l’accordo non è per nulla scontato.
Intanto c’è da registrare un sarcastico commento della Cgilscuola: “A che serve tanto dibattito pedagogico e didattico nel nostro Paese se la soluzione ai problemi della scuola è così semplice?”

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