Ormai i dati Istat sull’andamento della popolazione italiana, che inevitabilmente si riflettono sui dati scolastici, non fanno nemmeno più notiizia.
Secondo l’ultima rilevazione provvisoria, al 28 febbraio 2026 la popolazione residente in Italia ammontava a 58.932.330 unità, in diminuzione di 10mila unità rispetto all’inizio dell’anno (-0,2 per mille abitanti).
“Le nascite dei primi due mesi in esame – si legge nel rapporto ufficiale dell’Istituto, ammontano a 56mila unità, evidenziando un’ulteriore riduzione della natalità (-1,7% rispetto allo stesso periodo del 2025). I decessi sono 121mila (lo 0,5% in meno rispetto ai primi due mesi del 2025) sempre in linea con la tendenza di periodo.
In compenso (ma forse qualche forza politica avrebbe da ridire) si registra un lieve aumento dei movimenti migratori in entrata a fronte di una marcata diminuzione di quelli in uscita dal Paese. Rispetto al primo bimestre 2025, le iscrizioni dall’estero (74mila) aumentano dello 0,5% mentre le cancellazioni per l’estero (20mila) calano del 29,4%. Infine, i trasferimenti di residenza tra Comuni, che globalmente hanno coinvolto 245mila cittadini, risultano in calo (-3,2% sugli stessi mesi del 2025).
Come dire, insomma, nulla di nuovo sotto il sole: la denatalità prosegue, il rischio di avere meno alunni nelle scuole aumenta, ma il tema interessa poco o nulla sia a politici sia alle organizzazioni sindacali che sembrano quasi in attesa di un intervento miracoloso che riporti la situazione a mezzo secolo fa,