Il calo demografico si sta facendo sempre più insistente in tutta Italia ma sembra che il tema faccia fatica ad entrare nella “agenda” politica e sindacale.
Di tanto in tanto, però, c’è chi accetta di esporsi e di parlarne liberamente.
Questa volta lo facciamo con Piervincenzo Di Terlizzi, dirigente scolastico dell’istituto tecnico “Kennedy” di Pordenone.
Dirigente, il tempo scorre inesorabilmente e ci stiamo avvicinando al mese di settembre. Perché questa data è così significativa per la scuola italiana e per quelle della provincia di Pordenone in particolare ?
Di Terlizzi
Settembre 2026 segna l’ingresso nella scuola primaria della coorte nata nel 2020, l’anno della pandemia. È un momento simbolico e concreto: questi bambini sono nati in uno dei periodi più difficili del dopoguerra, in un anno in cui le nascite in provincia hanno toccato uno dei valori più bassi degli ultimi decenni. Non è solo statistica; è la conseguenza di scelte fatte anni fa che ora si manifestano nelle nostre aule.
Quali sono i numeri di questa contrazione?
Di Terlizzi
Per dare un’idea, nel 2008 il picco era di circa 3.100 nati; nel 2020 siamo scesi a circa 2.150, un calo del 31%. Se guardiamo al 2026, stimiamo circa 420-440 nuovi iscritti in prima, contro i 600 dei primi anni Duemila: una riduzione che supera il 30%. Pordenone, pur restando la provincia più giovane della regione, sta perdendo questo primato e vede la sua popolazione contrarsi costantemente dal 2014-2015.
Quali saranno i primi effetti visibili nelle scuole tra pochi mesi?
L’effetto immediato sarà la diminuzione del numero medio di alunni per sezione, specialmente nelle aree periferiche come la montagna pordenonese o la destra Tagliamento. Mentre nel capoluogo l’impatto è mitigato dalla concentrazione urbana, in molti comuni minori ci sarà la difficoltà concreta di formare anche solo due sezioni di prima. Questo richiede di passare dalla logica del “riempire i banchi” a quella della qualità del servizio per ogni singolo bambino.
Lei ha tracciato una “tabella di marcia” per questa generazione. Cosa succederà dopo la scuola elementare?
Secondo me ci sono tre tappe critiche. Dopo il 2026, il secondo appuntamento è nel 2031, quando questa coorte raggiungerà le medie. Qui le conseguenze saranno strutturali: meno sezioni e necessità di ridisegnare l’offerta formativa degli istituti comprensivi, con il rischio di allontanare le scuole dalle famiglie nei piccoli comuni. Infine, nel 2034, l’arrivo alle superiori sarà il momento di massima tensione, con i licei e i tecnici che competeranno per una platea di studenti ridotta del 25-30% rispetto al passato.
In questo scenario, che ruolo gioca l’immigrazione?
È una variabile fondamentale. Pordenone ha una quota di stranieri residenti superiore al 10% ed è la provincia con il tasso migratorio dall’estero più elevato in regione. I figli di queste famiglie sono una risorsa che rende le classi eterogenee e abitua alla diversità. Tuttavia, per valorizzarli non basta la buona volontà: servono risorse, formazione per i docenti e mediatori culturali.
Qual è il suo appello alle istituzioni locali?
La pianificazione non può aspettare che i numeri si presentino davanti alla porta. Bisogna decidere oggi come garantire un’istruzione di qualità nelle aree montane e come progettare una rete scolastica provinciale che non perda presidio territoriale. Il sistema deve smettere di rincorrere le emergenze; i bambini del 2020 sono già nati e il loro percorso è scritto nei registri anagrafici. Il momento per agire era ieri, ma il secondo momento migliore è adesso.
Questo ragionamento vale per la provincia di Pordenone o si può estendere anche ad altre aree del Paese?
Per rispondere a ragion veduta bisognerebbe disporre di dati analitici, ma la sensazione è che il problema sia molto diffuso e molto simile in tante altre province.
Enti Locali, forze politiche e sindacali e associazioni del mondo della scuola farebbero bene ad occuparsene seriamente fin da subito: c’è il rischio che ad un certo punto si venga travolti dagli eventi e non si riesca più ad affrontare il problema con la dovuta lucidità.non