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Precari indennizzati a metà?

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Inoltre, si legge sul Sole 24 Ore, il governo intenderebbe risarcire i docenti che hanno stipulato contratti a termine superiori a 36 mesi, ma dimezzando la somma agli immessi in ruolo a partire dal 1° settembre 2015, mentre, a detta della ministra Giannini, sarebbero 180mila nel complesso coloro che verrebbero stabilizzati a partire dal 1° settembre.

Tale manovra sarebbe dettata dalla necessita di dare un taglio con il passato e  bloccare i ricorsi pendenti in tutta Italia, dopo la sentenza della corte di giustizia europea.  Un rimborso a “geometria variabile”, secondo il giornale: si parte da 2,5 mensilità per chi ha lavorato da 3 a 5 anni; si sale a 6 stipendi nel range 5-10 anni e si arriva a 10 mesi di retribuzioni lorde oltre il decimo anno di precariato.

Incerto è però il numero degli aventi diritto anche perché non sarebbe nemmeno chiaro dove troverebbe il Governo la relativa copertura finanziaria, benchè le stime, tra coloro che hanno lavorato più di tre anni nel periodo 2009-2014, tra GaE e no, dicano che si tratterebbe di alcune migliaia.

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Una modifica messa a punto nelle ultime ore per fare quadrare i conti e ridurre l’esborso complessivo dimezzerebbe l’indennizzo per gli assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° settembre.

Gli stessi soggetti non si vedrebbero poi conteggiati, «ai fini dell’anzianità lavorativa e contributiva», i periodi di lavoro maturati in base ai contratti a termine .

In pratica, un docente con 9 anni di supplenza (sempre “a termine”) che beneficia della stabilizzazione prenderebbe, a domanda, un indennizzo di 6 mensilità, mentre gli scatti partirebbero dopo i 9 anni previsti dalla legge con l’azzeramento, relativamente  all’anzianità contributiva, della contribuzione finora versata, sterilizzando così gli scatti, così come è stato con le immissioni in ruolo dello scorso settembre. In pratica tutti i gli assunti 2014 dovranno aspettare 14 anni per ricevere gli aumenti.

Giannini, scrive ancora Il Sole,  ha parlato di «180mila insegnanti assunti a settembre», ma si tratterebbe della somma delle stabilizzazioni di precari previste a settembre e degli “ingressi” di nuovi insegnanti conseguenti al nuovo concorso. Cioè: alle 120 mila assunzioni, di cui 105mila tra Gae e idonei e vincitori della vecchia selezione “Profumo” e altri 15mila dalle graduatorie d’istituto, si aggiungerebbero  i circa 60mila posti del concorso. Ma c’è anche un’ipotesi che il primo gruppo scenda a 100mila e il secondo salga a 80mila. Il nodo sarà sciolto solo martedì in Cdm, anche se i due gruppi non per forza  sono sommabili; gran parte di quei 15mila assunti dagli elenchi d’istituto otterrebbe prima un contratto a termine per un altro anno e poi una “corsia preferenziale” per il concorso che verrà bandito a ottobre e che coprirà l’intero arco di tempo 2016-2019. Allo stesso modo dei prof che sono iscritti alle graduatorie a esaurimento ma che non beneficeranno del piano straordinario di assunzioni perché lavorano su classi di concorso o in aree in “overbooking”.

Intanto la dote complessiva per la «Buona Scuola» è stata fissata in 1 miliardo per il 2015 e 3 miliardi a regime e dovranno servire soprattutto per il maxi-piano di stabilizzazione di precari. Inoltre 40 milioni sono impegnati per il potenziamento dei laboratori (a livello territoriale) e altri 50 milioni per la formazione dei docenti. Per i professori, come abbiamo già scritto su questo portale, cambierà la carriera: gli aumenti stipendiali saranno per il 70% legati al merito(l’anzianità di servizio peserà per il restante 30% mentre oggi vale il 100%).

Il decreto scuola dovrebbe contenere il rafforzamento di alcune materie: musica, che potrebbe guadagnare un’ora in quarta e quinta elementare; educazione fisica e l’utilizzo di un docente «esperto»; le lingue straniere per due ore a settimana in quinta elementare dall’anno scolastico 2015/2016 e poi anche in quarta dal 2016/2017.

Queste misure porterebbero al ripristino della compresenza abolita dalle riforma Gelmini, a cui bisogna assommare il potenziamento di storia dell’arte, diritto ed economia nelle scuole secondarie di II grado.

Confermato anche il rafforzamento della scuola-lavoro: estensione ai licei dei periodi di formazione on the job fino a un massimo di 200 ore e negli istituti tecnici e professionali si passerà dalle 100 ore attuali a 400 nel triennio (e non 600).