Home Archivio storico 1998-2013 Estero Precari sempre in ansia, anche d’estate

Precari sempre in ansia, anche d’estate

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 Anche sotto l’ombrellone non potranno staccare la spina: un orecchio sarà sempre destinato a captare l’esito dei ricorsi già vinti al Tar, delle utilizzazioni del personale di ruolo, di eventuali assunzioni da parte del Miur, dei contratti di disponibilità, delle indicazioni dei sindacati. Oltre che le perenni indiscrezioni, via cellulare ed email, dei colleghi più informati. Quello che sta per arrivare, per i precari della scuola è un agosto come gli ultimi (se non di più) all’insegna dell’incertezza. Andiamo a capire perché.
Almeno 5.000 aspiranti docenti delle superiori, tanto per cominciare, attendono con ansia gli sviluppi del ricorso vinto dallo Snals-Confsal a proposito della riduzione di ore settimanali nelle classi intermedie di tecnici e professionali: la concessione della sospensiva del decreto del 15 marzo scorso, che imponeva agli istituti di ridurre almeno due ore d’insegnamento a seconde e terze (nei tecnici anche alle quarte), ha infatti messo in subbuglio le dirigenze di tutti gli istituti coinvolti. A rigor di logica, il problema dovrebbe risolversi entro breve: i giudici di primo grado hanno infatti rilevato che il Miur non poteva introdurre una novità di questo genere (tra l’altro su classi che per almeno un a.s. hanno ricevuto un’offerta formativa su un piano orario maggiorato) senza prima sentire il parere del Cnpi. Operazione che viale Trastevere avrebbe già fatto. Ed anche se l’organo scolastico superiore dovesse dare un giudizio negativo poco importa: la normativa, infatti, prevede che l’ultima parola spetti comunque al Ministero. Ma non in questo caso, almeno a sentire lo Snals: “perché il Tar ha deciso che quel che dirà il il Cnpi – assicura il segretario generale Marco Paolo Nigi – non può essere reputato un semplice parere. Ma va eseguito”. La questione, insomma, rimane aperta. Anche perché il Miur ha facoltà di percorrere una strada parallela, dall’esito altrettanto incerto: fare ricorso al Consiglio di Stato. Il quale, ci risulta, debba riunirsi il prossimo 10 agosto.
C’è poi un altro ‘plotone’ di 5.000 precari che freme per conoscere il proprio futuro: si tratta dei docenti non di ruolo finiti in ‘coda’ nelle graduatorie ad esaurimento delle nuove province richieste, dopo l’ultima apertura delle stesse, nel 2009, ma riabilitati clamorosamente ad essere inseriti ‘a pettine’, in base al punteggio effettivo, a seguito di una banale dimenticanza dell’Avvocatura di Stato. Ora, se gli Uffici scolastici regionali dovessero dare seguito alla richiesta dell’Anief, promotrice del ricorso, di inserire i 5.000 candidati in altre posizioni, viene da sé che molte altre migliaia si ritroveranno dietro in graduatoria di qualche posto in meno. La maggior parte storceranno solo la bocca, alcuni invece andranno in fondo attuando una sorta di controricorso. A tal proposito, la Gilda degli insegnanti, che tutela maggiormente i docenti precari di vecchia data, starebbe già raccogliendo adesioni.
Un appello a favore di tutti i precari, vecchi e nuovi, è giunto invece dal segretario nazionale dell’Unicobas, Stefano d’Errico: a seguito del sicuro assorbimento degli esuberi da parte del personale perdente posto, che ridurrà ulteriormente gli incarichi a tempo determinato, il sindacalista ha chiesto a tutti i comitati dei precari, ai sindacati e a al personale docente delle superiori, “anche di ruolo”, di costituire un ‘fronte comune’ in quegli istituti dove tutti i docenti saranno chiamati a rifiutare eventuali cattedre che superino le 18 ore d’insegnamento settimanale. “In questo modo – ha detto d’Errico – rivendicheranno il diritto, sancito dall’art. 28 del Ccnl, a non svolgere un orario maggiorato di insegnamento, peraltro retribuito con una ‘mancia’. Nessuno può obbligare i lavoratori della scuola a forme di straordinario obbligatorio”. Mentre all’Unicobas risulterebbe che gli Uffici scolastici provinciali si stanno organizzando per affidare “cattedre anche a 24 ore, infischiandosene del limite contrattuale fissato a 18” ha sottolineato il leader dell’Unicobas. Per d’Errico il rifiuto di integrazione d’orario costringerebbe così gli Usp “a chiedere al Ministero un’integrazione di organico e a liberare altri posti per i colleghi rimasti senza lavoro e si avranno maggiori garanzie per il futuro”.
Premesso che nei prossimi giorni si definiranno le utilizzazioni, ultima ‘tappa’ della mobilità dei 100.000 docenti che ogni anno si spostano, da cui deriveranno i posti residui utili per le supplenze annuali, per una buona fetta della “categoria” dei precari ci sono poi almeno altre due questioni su cui tenere alta la guardia: la prima è quella dei contratti di disponibilità (gli ammortizzatori economici, pari a circa metà stiependio, destinati a coloro che per effetto dei tagli sono rimasti senza contratto annuale), per accedere ai quali il Miur vorrebbe raddoppiare il requisito d’accesso: i 180 giorni richiesti lo scorso anno verrebbero estesi, infatti, al biennio precedente (quindi agli a.s. 2008/09 e 2009/10). Rimangono in stand by, infine, le immissioni in ruolo: la cifra sembrerebbe quella di 10.000 docenti e 6/7.000 Ata. Di atti concreti però ancora non si hanno notizie. Forse la prossima settimana, successiva alla sistemazione dei conti pubblici a seguito dell’approvazione della Finanziaria, potrebbe essere quella giusta.