Home Attualità Presa Diretta fa un ritratto impietoso della scuola italiana

Presa Diretta fa un ritratto impietoso della scuola italiana

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La puntata sulla scuola di Presa Diretta su Rai tre di domenica, 8 febbraio, inizia con immagini delle contestazioni davanti alla sede del Miur e con insegnanti e docenti che protestano per controsoffitti insicuri e per laboratori didattici a rischio di chiusura per la mancanza di personale in grado di curarne la manutenzione.
Senza dimenticare che l’espressione “Buona scuola” non è una invenzione di Renzi o del ministro Giannini dal momento che risale al 2005 quando vennero raccolte 100mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che adesso sta ritornando in Parlamento.
E poi in tutte le scuole in cui entra la troupe di Presa Diretta è la solita storia: laboratori allestiti e manutenuti grazie ai contributi delle famiglie, attività formative pagate dai genitori; talora persino la manutenzione ordinaria (dal cambio delle lampadine bruciate alla carta igienica)  è a carico dei genitori.
Ed è polemica sull’ingresso nella scuola dei privati, soprattutto delle catene di supermercati. Ormai in molte scuole le LIM e i computer vengono “donati” da supermercati in cambio di un certo numero di “bollini” che le famiglie possono raccogliere facendo la spesa settimanale.
Presa Diretta non dimentica neppure il grave problema dei residui attivi e delle comunicazioni che il Miur ha già inviato a molte scuole dicendo in sintesi: se avete pagato è perchè avevate soldi in cassa e quindi non dobbiamo restiturivi proprio nulla. 

Ed il prossimo anno non cambierà nulla: perchè nella Buona Scuola non si parla di riduzione del numero di alunni per classi, né di risarcimento dei fondi mai arrivati alle scuole: nel corso della trasmissione di Rai Tre sono intervenuti diversi dirigenti scolastici che parlano di mancato arrivo di finanziamenti all’istituto anche superiori ai 300mila euro.

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Complessivamente, considerando tutte le scuole, negli ultimi 10 anni sono oltre 500 i milioni di euro che l’amministrazione centrale ha mancato di inviare proprio per il funzionamento degli istituti. I dirigenti hanno provveduto lo stesso, chiedendo aiuto alle famiglie: che ad inizio anno inviano dei contributi più o meno volontari (in certi casi chi non paga non riceve il libretto di giustificazioni) pari a 130-140 euro. A volte, sempre i genitori si rimboccano le maniche e in un una o due giornate ripuliscono, tinteggiano e fanno opera di piccola manutenzione. I materiali? A loro spese, naturalmente…