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Prima Ora - Notizie del 29 luglio

Previdenza complementare, Fondo Espero: silenzio-assenso, modalità di iscrizione e diritto di recesso

Il 16 novembre 2023 l’ARAN e la rappresentanza sindacale che ha istituito il Fondo pensione Espero hanno sottoscritto l’“Accordo sulla regolamentazione inerente alle modalità di espressione delle volontà di adesione al Fondo pensione Espero, anche mediante forme di silenzio-assenso, e alla relativa disciplina di recesso del lavoratore”.

Questo atto ha introdotto la modalità di adesione mediante silenzio-assenso, un meccanismo che mira a favorire la partecipazione dei lavoratori alla previdenza complementare.

Con Messaggio numero 516 del 12 febbraio 2026 l’INPS ha illustrato le novità introdotte da questo accordo.

Adesione al fondo

Secondo le nuove istruzioni operative, i lavoratori della Scuola possono ora aderire al Fondo in tre modi:

  1. Manifestazione esplicita di volontà: il docente decide attivamente di iscriversi in qualsiasi momento della sua carriera.
  2. Silenzio-assenso: se il lavoratore non esprime alcuna volontà contraria entro i termini stabiliti, l’iscrizione avviene automaticamente.
  3. Rinuncia esplicita: il dipendente comunica formalmente di non voler aderire entro nove mesi dall’assunzione o dalla ricezione dell’informativa.

Chi sono i soggetti interessati?

Le nuove regole sul silenzio-assenso non riguardano tutti indistintamente. La disciplina è rivolta esclusivamente al personale dipendente assunto successivamente al 1° gennaio 2019.

Restano invece esclusi da questo meccanismo automatico i dipendenti che rimangono nel regime di Trattamento di Fine Servizio (TFS) per continuità di iscrizione e coloro che risultano già iscritti al Fondo Espero a causa di precedenti rapporti di lavoro. È stato inoltre chiarito che passaggi di qualifica o mobilità tra amministrazioni pubbliche non sono considerati come “nuove assunzioni” ai fini di questa normativa.

I tempi e le tutele: nove mesi per decidere

Il meccanismo temporale è preciso: l’iscrizione automatica scatta trascorsi nove mesi dall’assunzione (per i neoassunti dopo il 16 novembre 2023) o dalla comunicazione dell’informativa specifica (per chi è stato assunto tra l’inizio del 2019 e il novembre 2023).

Per garantire una scelta consapevole, l’Amministrazione ha l’obbligo di fornire al lavoratore, all’atto della firma del contratto, una informativa dettagliata sulle modalità di adesione. Una volta avvenuta l’iscrizione automatica, il lavoratore non è comunque vincolato per sempre: esiste infatti un diritto di recesso esercitabile entro trenta giorni dalla comunicazione dell’avvenuta adesione.

Chi ha scelto la pensione integrativa ha incassato mediamente 6.400 euro in più

Il XXV Rapporto annuale dell’Inps ha dedicato un focus specifico al comparto scuola, il primo settore del pubblico impiego ad aver attivato, ormai vent’anni fa, un fondo di previdenza complementare negoziale: il Fondo Espero. I dati emersi dall’osservazione delle carriere concluse permettono finalmente di superare le simulazioni teoriche per guardare ai risultati reali.

L’analisi ha preso in esame oltre 83.000 lavoratori della scuola andati in pensione tra il 2016 e il 2024. Di questi, il 7,6% aveva scelto di aderire alla previdenza complementare, optando per il passaggio dal regime di Trattamento di fine servizio (TFS) a quello di Trattamento di fine rapporto (TFR).

Curiosamente, l’adesione è risultata più diffusa tra il personale amministrativo (assistenti al 12,6% e collaboratori scolastici all’11%) che tra i docenti della scuola secondaria (fermi al 5,4%). Nonostante la forte componente femminile del settore, non si registrano differenze di genere significative nelle scelte previdenziali.

Il dato più rilevante riguarda il confronto economico tra chi è rimasto nel vecchio sistema e chi ha scelto il fondo. Incrociando profili simili per anzianità, qualifica e stipendio, l’Inps ha rilevato che la “posizione previdenziale mista” (somma tra TFS maturato, quote di TFR e rivalutazioni) dei lavoratori aderenti è risultata superiore a quella dei non aderenti.

In media, il vantaggio netto per chi ha scelto il Fondo Espero è stato di circa 6.400 euro. Si tratta, peraltro, di una stima prudenziale: il calcolo considera solo le quote gestite o contabilizzate dall’Inps, escludendo la “quota reale” gestita direttamente dal Fondo pensione e alimentata dai contributi del lavoratore e del datore di lavoro. Il beneficio totale per il pensionato è quindi verosimilmente ancora più alto.

Ciò che rende questi risultati particolarmente significativi è il fattore tempo. Molti dei lavoratori analizzati appartengono alle prime coorti di iscritti che hanno aderito al fondo in una fase già avanzata della carriera, con un’età media di circa 53 anni.

Nonostante un orizzonte temporale limitato per accumulare rendimenti nel secondo pilastro – condizione che teoricamente avrebbe potuto ridurre la convenienza della scelta – l’evidenza empirica mostra che la previdenza complementare ha comunque svolto il suo ruolo di rafforzamento delle risorse al momento del pensionamento.

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