Ancora precari alle prese con il costo della vita. Un docente supplente di 35 anni ha spiegato la sua situazione ai microfoni de La Nazione, dopo sette anni di incertezza lavorando a scuola.
Ecco cosa ha raccontato: “Le estati da precario della scuola sono sinonimo di grande incertezza: professionale, innanzitutto, perché non avere idea di dove si lavorerà l’anno successivo significa non essere mai certi di essere nelle condizioni di costruire un percorso con gli studenti, infatti è probabile che ogni anno si debbano abbandonare le classi per poi ricostruire il rapporto da zero con classi nuove; questo significa non poter fare progetti a lungo termine e nemmeno percorsi trasversali con i colleghi”.
“La precarietà è anche economica, perché l’unica certezza che mi portano le estati è che ogni anno devo riuscire ad andare avanti almeno due mesi grazie all’indennità NaSpI, per poi sperare di ottenere una supplenza e che questa sia composta da un numero di ore sufficienti per poterne ricavare uno stipendio dignitoso”, ha aggiunto.
Il precario ha anche riflettuto sul ruolo del docente oggi: “Premettendo che al giorno d’oggi percepisco come molto svalutato il ruolo del docente in generale, questo fatto incide molto, perché la mia professionalità è a mezzo servizio. L’impressione costante è di essere di fatto dei docenti di ‘serie B’ per questo motivo, per le incertezze a cui siamo sottoposti, per la lentezza e la disorganizzazione con cui quasi ogni anno le supplenze vengono assegnate, per il fatto che ai precari è stato negato il bonus docente per anni”.
“Quando provo a spiegare il funzionamento oscuro e cervellotico dei sistemi di assegnazione delle supplenze, ciò che più colpisce è il fatto di essere trattati come palline all’interno di un flipper, come nomi o punteggi che devono andare a riempire delle cattedre vuote, senza tenere minimamente conto del fatto che quelle sono vite, di docenti e di studenti e non sono informazioni su un foglio, digitale o cartaceo che sia”.
“La passione è ciò che mi ha spinto a intraprendere questa carriera e nonostante tutto, è l’unico elemento che mi spinge a continuare e a non pentirmi della scelta di vita fatta; certamente ogni anno è difficile rimanere entusiasti di quello che sarebbe un mestiere bellissimo e con una responsabilità culturale e sociale fondamentale. Purtroppo un sistema così incerto fa sì che molti continuino a insegnare per inerzia, il che è molto grave, perché questo non può essere un mestiere che si fa solo per uno stipendio”, ha proseguito.
Ed infine, l’appello: “Chiederei la stabilizzazione dei precari sui posti che effettivamente ci sono: chiamare ogni anno supplenti su posti vacanti vuol dire cercare di evitare di pagare i docenti nei mesi estivi e una logica del genere, la logica del fare economia sul sistema di istruzione è sbagliata e non può che portare danni alla società. Chiederei anche dei più significativi incrementi stipendiali per tutti i docenti, per ridare loro la dignità che meritano in quanto elementi chiave per la formazione di cittadini consapevoli e adulti, in grado di affrontare la vita ad ogni generazione”.