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Prof all’estero: permanenza raddoppiata e nomina dal Miur

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Il periodo di permanenza all’estero anche del personale delle scuole italiane nel mondo passa da nove anni a due periodi, ciascuno di sei anni, intervallati da un rientro di almeno sei anni in Italia, per non perdere il contatto con la realtà nazionale. Il personale in servizio all’estero potrà godere dell’indennità di richiamo alla fine del servizio e di una serie di benefit.

Nello specifico Miur e Maeci si preoccupano di: istituire, trasformare o ridefinire le scuole statali all’estero e autorizzare eventuali varianti, a seconda delle necessità locali; riconoscono la parità scolastica e istituiscono sezioni italiane all’interno di scuole non italiane; avviano collaborazioni con soggetti pubblici e privati; definiscono i requisiti culturali e professionali del personale da inviare all’estero; definiscono gli obiettivi, le modalità e i criteri per la valutazione dell’offerta formativa e delle altre iniziative. 

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Il Miur, per la prima volta, riporta Il Sole 24 Ore, seleziona il personale da destinare alle scuole all’estero e dedica una sezione del portale unico della scuola al sistema della formazione italiana nel mondo.

A questo fine si sono coinvolti anche gestori esterni che non abbiano fini di lucro.

L’accesso ai ruoli presso scuole italiane all’estero sarà subordinato al possesso di specifici titoli fra cui quelli linguistici, con particolare riferimento all’insegnamento della lingua italiana, come lingua seconda o lingua straniera. 

La legge 107 del 2015 prevede, tra le altre cose, l’assegnazione alle scuole di un contingente destinato al potenziamento dell’offerta formativa. 

Il decreto estende tale prerogativa anche alle scuole italiane all’estero che, con l’entrata in vigore dello stesso, accoglieranno personale dedicato al potenziamento delle competenze in ambito artistico e musicale e alla diffusione delle tecniche di produzione delle immagini e del suono.

 

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Il decreto prevede inoltre che il contingente di personale destinato alle scuole sia comprensivo di docenti di sostegno: il che dovrebbe impattare sull’organico con un potenziamento di circa cinquanta unità. 

Anche le scuole italiane all’estero saranno valutate. Il neonato sistema di valutazione nazionale si estende infatti anche alle scuole all’estero.

Il processo di valutazione riguarderà: qualità dell’offerta formativa e dell’insegnamento; interventi realizzati; performance del personale.

Le scuole all’estero partecipano, infine, all’attuazione del Piano digitale: si prevedono finanziamenti per 520.000 euro.

Contestualmente, scrive sempre Il Sole 24 Ore, il Dlgs sulle scuole all’estero apporta modifiche di peso al capitolo personale e ci saranno nuove modalità di selezione, entra l’organico potenziato, regole ad hoc su retribuzioni e aumenti stipendiali. 

La vera novità è che il contingente, con l’organico potenziato,  passerà dalle attuali 624 a 674 unità comprensive, per la prima volta, anche di docenti di sostegno, laddove ve ne sia la necessità, e di posti di potenziamento.

Si tratta di 50 ulteriori insegnanti che dovranno garantire l’attuazione degli obiettivi strategici individuati dalla legge 107, anche con riferimento alle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni. 

In aggiunta, sarà molto più facile assumere insegnanti con contratti locali, il che comporterà notevoli risparmi e meno burocrazia.

Per la prima volta inoltre la competenza per la selezione e la destinazione del personale passerà dal Maeci (ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale) al Miur. 

La selezione sarà effettuata sulla base di nuovi requisiti culturali e professionali individuati, in questo caso, in sinergia tra Miur e Maeci. 

Tali requisiti, precisa sempre Il Sole 24 Ore,  dovranno garantire la qualità del sistema della formazione italiana nel mondo; pertanto saranno richiesti titoli specifici fra cui quelli linguistici, con particolare riferimento all’insegnamento della lingua italiana come lingua seconda o lingua straniera (italiano L2 e LS).

Viene anche aumentato il periodo di mandato all’estero dagli attuali nove anni a dodici anni, divisi in due periodi di sei anni consecutivi ciascuno, separati da almeno sei anni scolastici di effettivo servizio nel territorio nazionale (si veda il pezzo in alto). Questo per assicurare, da un lato un’adeguata continuità didattica, dall’altro per evitare un eccessivo distacco dalla realtà italiana: il personale inviato dall’Italia deve restare espressione del nostro Paese.

Sempre in stretta collaborazione, i due dicasteri, quello di viale Trastevere e la Farnesina, determineranno gli obiettivi, le modalità e i criteri per la valutazione dell’offerta formativa e per la formazione. 

Quest’ultima diventerà obbligatoria secondo le priorità e i principi di cui alla legge 107/2015 e dovrà essere svolta sia in servizio nelle sedi di destinazione, che «prima della partenza» nel territorio nazionale. 

Le regole previste per il trattamento economico all’estero del personale Maeci si estenderanno anche al personale della scuola all’estero.

Tra le maggiori innovazioni, si legge sul Sole, ci saranno l’estensione al personale della scuola dell’indennità di richiamo alla fine del servizio all’estero; il rimborso integrale del viaggio di congedo; il contributo forfettario (e non a piè di lista) per le spese di trasloco; l’indennità per spese di abitazione; la possibilità di usufruire senza decurtazioni dell’indennità di servizio all’estero di alloggi in disponibilità dell’amministrazione; la rimodulazione delle aggiunte per situazioni di famiglia.