Altro che generazione disinteressata e lontana dalla politica: gli studenti delle scuole superiori stanno partecipando attivamente alle proteste e condividono le ragioni della mobilitazione. A fotografare il fenomeno è un sondaggio di Skuola.net, condotto su un campione di 1.500 studenti, secondo cui il 33% ha preso parte direttamente alle iniziative di protesta. Quasi sei su dieci, inoltre, sono entrati in contatto con le mobilitazioni e il 56% ne condivide le motivazioni.
Nel dettaglio, circa uno studente su dieci ha partecipato a un’occupazione del proprio istituto, mentre il 24% ha preso parte ad autogestioni, scioperi, manifestazioni o sit-in. Le occupazioni continuano a raccogliere consensi: il 62% degli intervistati le sostiene, partecipando direttamente oppure esprimendo appoggio. Tra chi è favorevole, la consapevolezza delle possibili conseguenze legali non sembra rappresentare un deterrente: l’86% dichiara che parteciperebbe comunque, pur conoscendo i rischi.
Il sondaggio mette a confronto anche le proteste italiane con quelle francesi. Il 63% degli studenti apprezza le modalità di mobilitazione dei coetanei d’Oltralpe, contro il 56% che esprime consenso per quelle italiane. Tuttavia, quando si tratta di scegliere, prevale la protesta pacifica: il 62% preferisce l’approccio più dialogante, mentre il 38% ritiene che la linea dura possa essere necessaria per ottenere risultati.
Ma quali sono le ragioni della mobilitazione? Al primo posto, secondo il sondaggio, c’è la richiesta di aumentare gli investimenti nell’istruzione e ridurre quelli destinati alle armi, indicata dal 34% degli intervistati. Seguono la carenza delle strutture scolastiche, citata dal 22%, e le difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro, indicate da un altro 22%. Solo il 4% protesta principalmente per la mancanza di docenti o per i rapporti con la dirigenza.