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07.11.2026

I giovani sono i nuovi partigiani: è la lettura dell’editoriale della rivista Left

Dalla scuola al lavoro, dal diritto alla casa alla mobilitazione contro la guerra e il genocidio a Gaza: le nuove generazioni chiedono futuro e giustizia sociale. Ma, anziché ascoltarne le ragioni, il governo risponde con misure repressive e una parte dell’informazione contribuisce a delegittimare le proteste.
È il tema al centro di un editoriale pubblicato da Left e firmato dal direttore Simona Maggiorelli

Che cosa chiedono davvero le ragazze e i ragazzi che negli ultimi mesi sono tornati a riempire le piazze? E perché le loro proteste vengono così spesso raccontate attraverso la lente dell’ordine pubblico, anziché essere lette come espressione di un disagio sociale e generazionale profondo?

Sono le domande da cui prende le mosse un editoriale pubblicato su Left, che invita a guardare oltre la narrazione della violenza e della devianza giovanile per ascoltare le rivendicazioni di una generazione che chiede diritti, dignità e possibilità concrete di costruire il proprio futuro.

Le richieste sono tutt’altro che difficili da comprendere: condizioni adeguate per studiare, attenzione alla salute mentale, alloggi e affitti accessibili per gli universitari, salari dignitosi per ricercatori e lavoratori, superamento della precarietà e dello sfruttamento. A queste si aggiungono la mobilitazione contro la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza, insieme alla richiesta di giustizia sociale e di piena attuazione dei principi della Costituzione.

Dalla protesta per Gaza alla mobilitazione per i diritti

Uno degli elementi più significativi messi in evidenza dall’editoriale è la convergenza tra diverse forme di mobilitazione. Le manifestazioni per la Palestina, che hanno attraversato le piazze italiane e internazionali, si sono intrecciate con le rivendicazioni per il diritto allo studio, alla casa e a un lavoro dignitoso.
Una mobilitazione che racconta una generazione tutt’altro che indifferente, capace di prendere posizione sulle grandi questioni del presente e di collegare le ingiustizie internazionali alle difficoltà quotidiane. Il 20 novembre, ricorda l’editoriale, studenti e lavoratori sono scesi in piazza fianco a fianco, in una giornata segnata anche dallo sciopero generale proclamato dalla Cgil.
Eppure, secondo l’analisi proposta da Left, questa realtà fatica a trovare spazio nel racconto dei principali mezzi di informazione, che troppo spesso preferiscono soffermarsi sugli episodi di violenza e sulle frange più estreme, oscurando le ragioni e la dimensione collettiva delle proteste.

La risposta del governo: più repressione, meno ascolto

Al centro dell’editoriale c’è però la critica alle politiche del governo Meloni nei confronti delle nuove generazioni. Dal decreto anti-rave al decreto Caivano, fino ai provvedimenti che hanno introdotto nuove restrizioni e sanzioni, viene ricostruito un percorso legislativo che, secondo l’autore, ha progressivamente trasformato il dissenso giovanile in una questione di ordine pubblico.

Nel mirino finiscono anche le politiche sulla giustizia minorile, l’inasprimento degli strumenti disciplinari nella scuola e le scelte del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Una visione che, secondo l’editoriale, rischia di privilegiare punizione e controllo rispetto all’ascolto, all’inclusione e alla funzione educativa delle istituzioni.
Le promesse di interventi fiscali a favore dei giovani, osserva Left, non possono sostituire risposte strutturali a problemi che riguardano il lavoro, la formazione, l’autonomia abitativa e la partecipazione democratica.

Il ruolo dei media e il diritto a essere ascoltati

Un passaggio particolarmente significativo riguarda la responsabilità dell’informazione. L’editoriale denuncia una rappresentazione mediatica che tende a costruire un’immagine criminalizzata delle nuove generazioni, arrivando a indicare singoli ragazzi e persino minori come simboli di un’emergenza sociale.

Una narrazione che rischia di cancellare le cause profonde del disagio: povertà, emarginazione, discriminazioni, razzismo e mancanza di prospettive. E che non restituisce la complessità di una generazione che si mobilita per la pace, i diritti del popolo palestinese, la giustizia sociale e una società più inclusiva.
Il tema riguarda anche il riconoscimento dei diritti delle ragazze e dei ragazzi di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, che continuano a essere esclusi dalla piena cittadinanza. Una questione che l’editoriale collega alla necessità di una riforma della legge sulla cittadinanza e alla mancata approvazione del quesito referendario del giugno 2025.

Il messaggio che emerge è chiaro: non si può liquidare la protesta giovanile come un problema di ordine pubblico, né rispondere alle domande di una generazione con decreti repressivi e misure simboliche. Occorre interrogarsi sulle ragioni della sua rabbia e, soprattutto, sulle condizioni sociali, economiche e culturali che la alimentano.

Perché dietro le piazze non c’è una generazione senza futuro per scelta, ma una generazione che quel futuro continua a chiederlo. E che rivendica il diritto di partecipare, dissentire e contribuire a cambiare il presente.

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