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Pubblico impiego, ecco il protocollo per ridurre la corruzione. Ma il quadro è fosco

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  • GUERINI
È possibile trovare una modalità che prevenga la corruzione nel settore pubblico italiano? Diciamo subito che si tratta di un impresa ardua. Ma su cui occorre insistere. Almeno per arginare parte degli effetti devastanti che ne derivano a livello di disservizi per la cittadinanza e di danni economici di livello pubblico.
Così, il 12 aprile il capo del dipartimento della Funzione pubblica, Antonio Naddeo, e la presidente di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo, hanno siglato un protocollo di intesa “al fine di cooperare per la migliore attuazione delle politiche di prevenzione e contrasto alla corruzione nel settore pubblico in Italia”.
A seguito dell`approvazione della legge 190/2012 l`Italia, spiega il ministero della Funzione pubblica, si è dotata per la prima volta di un sistema integrato per la lotta alla corruzione nella p.a. nell`ambito del quale il dipartimento della Funzione pubblica è chiamato a svolgere un ruolo “di propulsione e coordinamento dell`impegno delle amministrazioni sia centrali che locali con la stesura di un piano per la prevenzione del rischio, con la promozione di un nuovo codice di condotta per i pubblici dipendenti e con l`instaurazione di un sistema di tutela per i whistleblowers”.
Tra i principali contenuti dell`accordo l`individuazione di azioni congiunte nei campi della formazione e della collaborazione con le amministrazioni locali. Inoltre, la firma del memorandum è stata l`occasione per avviare una concreta attività sui temi della lotta alla corruzione nel settore sanitario, con la firma di un`intesa ad hoc.
Sempre a proposito di pubblico impiego, nella stessa giornata si è svolto a Roma il convegno Confedir-Unadis “Venti anni dalla privatizzazione del pubblico impiego: la dirigenza dello Stato tra riforma, controriforma e prospettive future”. Per la scuola ha parlato Marcello Pacifico, presidente Anief, che fa parte della confederazione organizzatrice dell’evento: “fare il dipendente pubblico non conviene più”, ha detto seccamente il sindacalista. “Le penalizzazioni cui sono stati sottoposti i dipendenti pubblici nell’ultimo ventennio sono state talmente pesanti e vessatorie che oggi in Italia conviene nettamente essere assunti dalle aziende private: gli storici vantaggi di essere dipendenti dello Stato non ci sono più”, ha continuato Pacifico. Il presidente Anief ha anche lanciato l’idea di una carta europea per tornare a difendere i diritti di 3,5 milioni di dipendenti pubblici: “occorre oggi chiedere all’Europa di venire in soccorso dei nostri lavoratori dello Stato, approntando una commissione ‘super partes’ che si occupi della realizzazione di un documento condiviso di cui beneficerebbero tutti i cittadini”, ha concluso il sindacalista.
Brutte notizie arrivano poi dal Documento di economa e finanza sui temi riguardanti il pubblico impiego. Attraverso una nota congiunta, le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil spiegano che “con il Def continuano le politiche di rigore con le quali l’Europa, ormai unica al mondo, pensa di uscire dalla crisi e rilanciare la crescita. Non si deve continuare a rispondere con cieche misure di austerità alla esplosiva questione sociale. Tra le tante emergenze sociali di questo paese si continua a non dare risposte al potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni del lavoro pubblico oltre che di quello privato; mentre continuano a mancare le risorse necessarie per garantire la continuità occupazionale del lavoro precario nelle Pubbliche Amministrazioni”.
Per i sindacati confederali le previsioni sono a dir poco grigie. “Alla emergenza lavoro di tantissimi giovani si accompagnerà l’impossibilità per le amministrazioni pubbliche di poter garantire la continuità dei servizi: spending review ed eccedenze di personale; blocco delle assunzioni; invecchiamento del lavoro, e fuoriuscita dei giovani precari ai quali per problemi finanziari oltre che normativi rischia di non poter essere rinnovato il contratto di lavoro, sono una miscela esplosiva per il paese e per la garanzia dei diritti delle persone”, conclude la nota unitaria.