Nell’a.s. 2021/22 ho scritto un diario di scuola dove ho raccontato il mio essere professore in un istituto tecnico. Ne è nato un libro, La scuola non è per tutti, edito da Narrazioni Clandestine.
Il diario è stato lo strumento che ho usato per mettermi in discussione e aprire nuovi orizzonti davanti a me. Ho fatto un viaggio che mi ha portato ad esplorare me stesso, i ragazzi, le loro famiglie e i colleghi, fino ad arrivare alla nostra società e infine a Dio (non esagero). Dai banchi di scuola ho sollevato lo sguardo, dal basso verso l’alto, dalla terra al cielo.
Il lavoro dell’insegnante è “fondamentale”, questo è il mantra che ci perseguita, noi prof abbiamo una grande “responsabilità”, il nostro non è un lavoro è una “missione”, il trucco è soprattutto essere “empatici”. Certamente sì, ma fuoriuscendo dalle frasi fatte ed entrando dentro di me, scrivendo il diario mi sono messo a nudo e mi sono ritrovato dinanzi al mio io interiore. Fondamentale è mettersi in gioco, raggiungere una propria consapevolezza, porsi in dialogo con la propria coscienza.
Per “essere insegnanti”, noi facciamo un percorso di conoscenza dell’altro e di noi stessi. “La Via peregrinalis che noi docenti percorriamo è un labirinto dentro cui trasportiamo la cultura, le arti e la spiritualità” (La scuola non è per tutti, p. 136). Credo che la risposta alla domanda “Qual è il futuro della scuola?” sia: gli insegnanti. Non ne faccio una questione di sistema, di politica, di riforme, non do responsabilità ai ragazzi o ai loro genitori. Io credo che il futuro della scuola sia innanzitutto in mano a noi singoli professori, e dipenda dalla coscienza di ognuno di noi. Non mi voglio accaparrare l’onore, anzi, vorrei prendermi sulle spalle l’onere. Comprendere il mio “essere professore” mi ha aiutato a conoscere me stesso, ho iniziato a vedere, ascoltare e parlare in un altro modo con i ragazzi, sono cresciuto e mi sono evoluto in tutti i sensi.
La vera domanda che mi sono posto alla fine del diario è stata: “Siamo in grado di essere insegnanti?” Esserlo non significa farlo, è molto di più, va al di là della missione, della responsabilità, dell’empatia. Per arrivare ad “essere” è necessario entrare profondamente dentro di noi e andare a conoscere la nostra anima. Ognuno di noi trova il proprio percorso personale per conoscere se stesso, per ritrovarsi faccia a faccia con il proprio Dio o con il proprio Io. Il cammino, come sempre, è la chiave di tutto. Per questo credo sia importante che ciascun insegnante s’impegni ad affrontare il proprio cammino spirituale, proprio per mettersi in gioco e raggiungere la consapevolezza di “essere” un professore.
In un capitolo del diario intitolato “La spiritualità”, scrivo: Il mondo va verso un’apertura alla quintessenza, va verso la spiritualità. Anche se può sembrare un discorso antico e troppo alienato rispetto alla scuola, è quella la direzione, il fine, l’approdo. Parlare di spiritualità non vuol dire chiudersi nelle stanze divine, tutt’altro. La spiritualità abbraccia la natura interiore dell’uomo connettendola alle energie dell’universo. Il mondo va ben oltre le prospettive presentate dalla scuola di oggi. Compito nostro dovrebbe essere quello di cogliere ed accogliere queste spinte, canalizzandole verso un percorso didattico pedagogico lungimirante. È attraverso il sapere e la conoscenza che si trasmette cultura, è con la sensibilità e la semplicità che si va alla ricerca della persona, dell’anima. Per questo penso che la direzione presa dalla scuola, oggi, si sia ormai fossilizzata e impoverita. Ma il cambiamento è nell’aria e il tempo farà il suo corso. La trasformazione della scuola passa attraverso di noi, ciascuno di noi, e io confido nella capacità dell’uomo di sapersi riconoscere.
Sostituendo il termine spirituale, che potrebbe portare il discorso all’interno di un campo prettamente mistico e religioso, con la parola coscienza, vorrei chiudere il cerchio della tesi che sto esprimendo: ritengo che se gli insegnanti in primis si impegnassero ad elevare la propria coscienza, il mondo della scuola ne trarrebbe benefici immediati e duraturi, e si consoliderebbero le fondamenta per la costruzione di un futuro migliore.
Tomaso Bozzalla
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