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Quando l’indisciplina diventa un rischio per la sicurezza di tutti

Chi scrive osserva la scuola attraverso una doppia lente, spesso rara da trovare nella stessa persona. Sono Giovanni Ruggiero: da una parte ingegnere, dottore di ricerca ed esperto tecnico in sicurezza sul lavoro; dall’altra, sono un docente che vive quotidianamente le dinamiche d’aula. È proprio dall’intersezione di queste due competenze — la tutela normativa del lavoratore e la pratica didattica — che nasce l’analisi che state per leggere.

Il mio lavoro si concentra sull’analisi delle criticità scolastiche attraverso il rigoroso filtro della normativa sulla sicurezza. E la conclusione a cui sono giunto è netta: l’incapacità di gestire la disciplina degli alunni non è solo un problema pedagogico, ma una precisa violazione degli obblighi di sicurezza in capo al Dirigente Scolastico. Una falla organizzativa che espone i docenti a rischi psicosociali e che può configurare un vero e proprio “mobbing indiretto”.

Oltre la narrazione del “Professore Incompetente”

Il dibattito sulla disciplina è tornato prepotentemente al centro dell’agenda politica, ma porta con sé un’eco stantia. Di fronte a notizie di docenti esasperati, il dito viene puntato quasi sempre contro il singolo, accusato di non padroneggiare le giuste “strategie”.

Ma siamo sicuri che il problema risieda esclusivamente nelle competenze del docente? Le strategie didattiche afferiscono alla libertà d’insegnamento e non dovrebbero essere oggetto di sindacato. Se il vero colpevole non fosse l’insegnante “incapace di tenere la classe”, ma un sistema di regole inefficace e un’organizzazione inadeguata a proteggerlo?

La contraddizione dell’autonomia e i regolamenti “fantasma”

Il principio dell’autonomia scolastica affida a ogni istituto il compito di tradurre lo Statuto degli studenti (D.P.R. 249/98) in norme concrete. Tuttavia, un’analisi tecnica di molti regolamenti rivela una profonda inefficacia.

Prendiamo il caso del “dress code”. Molti regolamenti si limitano a sanzionare l’“Abbigliamento non adeguato e poco conveniente”. Questa formulazione viola il Principio di Legalità e Tassatività (Art. 4, Statuto degli Studenti):

  • È generica e soggettiva.
  • Non permette allo studente di conoscere a priori il divieto.
  • Demanda al singolo docente la gestione di conflitti evitabili.

In questo modo, una falla normativa diventa un fattore di stress diretto per il docente. Anche il legislatore sembra essersene accorto: le recenti norme (L. 70/2024, L. 150/2024) tentano di riaffermare il ruolo educativo della scuola imponendo un quadro rigido, svelando però una sfiducia di fondo nella capacità delle scuole di gestirsi autonomamente.

La disciplina come obbligo di sicurezza (D.Lgs. 81/08)

Qui entra in gioco la mia prospettiva di tecnico della sicurezza. La gestione della disciplina non è discrezionale, ma è un dovere che scaturisce dagli obblighi del Dirigente Scolastico in qualità di “datore di lavoro” (art. 2, D.Lgs. 81/2008):

  1. Valutazione di Tutti i Rischi (Art. 17 e 28): Il Dirigente deve valutare i rischi “collegati allo stress lavoro-correlato”. Un ambiente classe privo di regole efficaci e la conflittualità con le famiglie sono fattori di rischio psicosociale che vanno formalmente valutati.
  2. Tutela della Personalità Morale (Art. 2087 c.c.): Il datore di lavoro deve tutelare l’integrità fisica e morale del lavoratore.

Se il sistema disciplinare è vago o disatteso, siamo di fronte a una culpa in organizzando. L’inerzia nell’applicare le norme crea un “vuoto di autorità” che legittima comportamenti aggressivi. Questa dinamica, se sistematica, è qualificabile come “straining organizzativo” o “mobbing indiretto”: non è il Dirigente ad attaccare il docente, ma è l’organizzazione stessa che, attraverso le sue mancanze, trasforma la classe in un luogo patogeno, aprendo la strada al burnout.

Le note disciplinari: non lamentele, ma “Eventi Sentinella”

Le segnalazioni dei docenti (note, rapporti) sono spesso sottovalutate. In realtà, secondo l’Art. 20 del D.Lgs. 81/2008, segnalare una condizione di pericolo è un obbligo del lavoratore. Il docente che mette una nota non si sta lamentando: sta adempiendo alla legge. Di conseguenza:

  • Queste segnalazioni sono “eventi sentinella” per la valutazione del Rischio Stress.
  • Le note a cui non segue una sanzione reale certificano il collasso del sistema.
  • Ignorare questi segnali viola l’art. 2087 del Codice Civile.

Ogni nota inascoltata svuota di autorevolezza l’istituzione e isola il docente. Alla luce di questa analisi tecnica, quando un insegnante esasperato compie un gesto estremo, dobbiamo chiederci: è colpa sua, o è il sintomo di un’organizzazione che ha fallito nel suo dovere primario di tutelare la salute di chi lavora al suo interno?

Giovanni Ruggiero

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