Poco meno di mezzo secolo fa (era l’estate del 1977) si conclude il percorso parlamentare di una legge (la 517) che avrebbe segnato una svolta decisiva per la scuola di base.
Il provvedimento ebbe un iter sofferto e dovette passare due volte dall’aula del Senato per avere il via libera del Parlamento.
La disposizione più importante, come è noto, era quella relativa alla integrazione degli “alunni con handicap”.
L’articolo 2 della legge prevedeva per la “scuola elementare” (così si chiamava all’epoca la primaria) l’attuazione di “forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicaps con la prestazione di insegnanti specializzati”.
Una disposizione analoga per la scuola media era contenuta nell’articolo 6.
In entrambi i casi si parlava di classi con non più di 20 alunni in presenza di alunni con handicap.
Con la legge 517 si porta a compimento un processo che era iniziato già con la legge 118 del 1970 che, all’articolo 28, prevedeva: “L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi normali”.
La novità importante era che venivano cancellate le eccezioni (“salvi i casi in cui”) e, soprattutto, veniva previsti insegnanti specializzati per il sostegno.
La legge conteneva una disposizione che oggi può apparire ovvia ma che, all’epoca, provocò non pochi malumori fra i docenti.
Si trattava della disposizione che anticipava di ben 20 giorni l’inizio dell’anno scolastico che fino ad allora era rimasto bene fermo sulla data tradizionale del 1° ottobre.
La legge disponeva che le lezioni dovessero iniziare tra il 10 e il 20 settembre; l’inizio dell’anno scolastico veniva spostato al 10 settembre e si stabiliva dal 1° settembre e fino all’inizio delle lezioni i docenti avrebbero dovuto riunirsi per programmare le attività didattiche del nuovo anno scolastico.
La novità fece parecchio discutere, ma alla fine fu “digerita” dai docenti anche perché all’epoca non esisteva ancora una vera e propria contrattazione collettiva nazionale.
Con lo scopo di non dare troppo fiato ad eventuali proteste questa fu una novità di cui gli stessi sindacati e le riviste professionali dell’epoca parlarono relativamente poco.
Al contrario, nelle scuole delle grandi città del nord dove si stava sviluppando il tempo pieno la novità venne accolta favorevolmente perché già da qualche anno chi i docenti che operavano in quelle realtà si riunivano per loro iniziativa ben prima del 1° ottobre per preparare il lavoro del nuovo anno.