Qualche settimana fa si è parlato molto della scelta, fatta dalla Regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole volontarie di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale: una decisione, hanno detto i responsabili istituzionali di questa scelta, per venire incontro ai genitori lavoratori.
Dall’ultimo giorno di agosto, fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattiche. Oggi, 30 luglio, sono stati diffusi dati interessanti in merito alle adesioni.
Ci sono più di 8.000 iscritti alle attività extrascolastiche organizzate nei 42 Comuni coinvolti nel progetto. “L’elevata adesione che stiamo registrando e la risposta corale confermano quanto questo provvedimento risponda a un’esigenza concreta delle famiglie – affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti -. Vogliamo ringraziare le sindache e i sindaci che, in tempi davvero molto rapidi, hanno lavorato con grande impegno per rendere possibile questa sperimentazione e le istituzioni scolastiche che ospiteranno le attività”.
“Il risultato, ancora provvisorio, di queste prime settimane dimostra il valore di questa iniziativa che, se il bilancio di settembre confermerà nei numeri, vogliamo rendere strutturale dal prossimo anno, estendendola a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna. È un progetto in cui crediamo fortemente e che ha l’obiettivo di trasformare il tempo prima dell’inizio dell’anno scolastico in un’occasione di crescita e socialità per tutte le bambine e i bambini. Un sostegno concreto alle famiglie che devono sentire sempre al loro fianco le istituzioni: insieme lavoriamo al futuro di comunità sempre più capaci di ascoltare, accompagnare e accogliere”.
Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).