Home Contratti Quei 300 euro sottratti dalle tasche degli insegnanti

Quei 300 euro sottratti dalle tasche degli insegnanti

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Siamo nell’Italia dei paradossi, dove i conti proprio non tornano, e dove chi dovrebbe avere riconosciuto un diritto non riesce ad averlo e chi ha privilegi ne ha sempre di più. Ma che razza di Paese siamo? Si dice una cosa e poi si fa puntualmente il contrario di quanto si dice.
Ricordiamo circa un anno fa le dichiarazioni d’intenti del ministro Giannini e del premier Renzi, che si dicevano convinti di volere equiparare gli stipendi degli insegnanti italiani agli stipendi medi europei, che parlavano di volere revisionare il mortificante contratto della scuola, non solo perché il docente è pagato poco, ma anche perché non esistono meccanismi premiali, che valorizzino quella larga fascia di docenti che si impegnano e si aggiornano.
A distanza di un anno del rinnovo del contratto nemmeno l’ombra, siamo ancora una volta in regime di vacanza contrattuale. Un contratto, quello della scuola, scaduto nel 2010, che è stato rinnovato l’ultima volta, a livello economico, nel lontano 2007.

 

 

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Si calcola che ad oggi, dalla scadenza del contratto scuola, si sono persi come minimo 300 euro mensili di stipendio a docente. In buona sostanza, i Governi che si sono succeduti dopo le dimissioni di Berlusconi, hanno sottratto dalle tasche degli insegnanti un qualcosa come 300 euro, che sarebbe il corrispondente di due tornate contrattuali saltate. Al mancato guadagno dell’adeguamento contrattuale degli insegnanti, corrisponde invece una legge sulla scuola volta a peggiorare la vita professionale dei docenti.
Quindi, oltre che malpagati, gli insegnanti sono anche oltraggiati da norme vessatorie e umilianti, come quella delle liste di proscrizione degli albi territoriali. Persino il Governo di Tunisi sta proponendo un rinnovo contrattuale agli insegnanti tunisini incontrando i sindacati, mentre da noi si devono sentire le esternazioni del ministro Poletti e del sottosegretario al Miur Davide Faraone, che di contratto non hanno proprio intenzione di parlare. Forse siamo un Paese più arretrato della Tunisia? Speriamo proprio che il nostro Governo abbia un sussulto d’orgoglio e riconosca finalmente il ruolo sociale degli insegnanti.