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Ragazzi, toglietevi dalla testa l’idea che c’è un solo posto dove si va a lavorare

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Ragazzi, toglietevi dalla testa l’idea che c’è un posto dove si va a lavorare.

“La storia secondo cui per 20 anni si studia, per 30 anni si lavora e poi si va in pensione è una storia finita”.

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A dirlo, dopo aver sostenuto che è meglio laurearsi con un voto medio a 21 anni piuttosto che con la lode a 28 anni, è stato il 26 novembre il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, incontrando gli studenti in Fiera a Verona in occasione dell’avvio di “Job&Orienta”, il salone nazionale dell’orientamento, scuola, formazione e lavoro.

“La storia – ha aggiunto – secondo cui c’è un posto dove si va a lavorare, la fabbrica, è finita. Il lavoro non si fa in un posto: il lavoro è un’attività umana, si fa in mille posti”. Il ministro ha poi continuato: “Faccio spesso un esempio: arrivano delle mail all’una di notte, se le considero interessanti rispondo. Domanda: è un sabato notte, all’una, e io sono nel mio letto; quello è definibile luogo di lavoro? Per me no, però io sto lavorando, e sto rispondendo a una mail”.

 

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A Poletti è stato chiesto come nel contratto di lavoro quell’ora fatta all’una di notte tra il sabato e la domenica com’è trattata. “In nessuna maniera, perché sarebbe straordinario, notturno, festivo e costa mezzo miliardo”, ha tagliato corto il ministro.

“Ma noi possiamo continuare a pensare che il lavoro sia questa cosa? Un’ora di energia fisica del somaro attaccato alla stanga del mulino ceduta in cambio di dieci euro? No. E’ un pezzo della nostra vita, che vuol dire creatività, consapevolezza, responsabilità, fantasia”. “Quindi – ha concluso Poletti- la formazione, l’alternanza scuola-lavoro secondo me è decisiva perché consente di fare esperienze, di mettere in relazione e di valutare meglio il proprio futuro e le proprie attitudini”.

 

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