Il caso del ragazzo diciottenne accoltellato da un compagno di scuola di diciannove anni a La Spezia lo scorso venerdì 16 gennaio e morto qualche ora dopo, ha scatenato diverse reazioni. I sindacati hanno così commentato:
Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil “servono più insegnanti, più personale ATA, più risorse per affrontare il disagio giovanile. Occorre superare una logica che tende a controllare le studentesse e gli studenti invece di ascoltarli. La scuola pubblica deve essere messa nelle condizioni di svolgere pienamente la propria funzione educativa, inclusiva ed emancipatrice. Non può essere lasciata sola né trasformata in luogo di controllo e repressione. Dare senso a questa tragedia immane significa, per una volta, evitare semplificazioni o scorciatoie politiche”.
“Non servono – continua Fracassi – metal detector, classificazioni arbitrarie di ‘scuole a rischio’, né narrazioni tossiche che richiamano etnie o alimentano paura e stigmatizzazione. Servono politiche strutturali e investimenti. Vorremmo discutere di un grande piano di risorse nella scuola pubblica, del potenziamento degli organici docenti e ATA, del rafforzamento delle sinergie con le altre agenzie pubbliche, dal servizio sanitario ai servizi sociali e dell’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva come parte integrante del curriculum scolastico”.
“Sono notizie che non vorresti mai sentire, eppure la violenza troppo spesso diventa la soluzione per affrontare conflitti, rabbia frustrazione. Chiediamoci da dove prendano esempio i ragazzi, quando diventano protagonisti di tragedie come questa. Per questo rimango convinta che la qualità delle relazioni educative sia l’unica risorsa per recuperare al senso giusto della vita anche gli animi più inquieti e smarriti…vale per il ruolo educativo delle famiglie, vale per il ruolo educativo della scuola…
Oggi siamo di fronte a una vita stroncata, e anche a una vita da recuperare. Difficile trovare parole che riescano a esprimere tutta l’enormità di una vicenda come questa. Una tragedia che dà anche la misura di quanto sia difficile il compito di chi ogni giorno svolge in una scuola un ruolo educativo: che richiede massimo sostegno dalle istituzioni e dalla società.
“Quanto accaduto nella scuola di La Spezia mostra la permeabilità del sistema scolastico ai crescenti fenomeni di violenza che stanno accadendo in diverse regioni italiane. Il fatto che sia avvenuto all’interno di un istituto professionale crea maggiore preoccupazione. Sosteniamo da sempre che le scuole devono essere luoghi sicuri dove la convivenza civile e il rispetto sono le regole base da cui partire.
Esprimiamo preoccupazione – affermano il Segretario generale della Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile e il Segretario regionale Uil Scuola Liguria, Davide D’Ambrosio – educare al rispetto è il primo passo e la scuola in questa direzione fa già moltissimo.
Il possesso di armi è un fatto inaccettabile nella scuola. Non sono sufficienti, né risolutivi, annunci di misure esclusivamente repressive, perché il modello americano ha già mostrato tutti i limiti di politiche fondate solo sul controllo. Appare sempre più evidente è la necessità di una alleanza che va ricostruita tra scuola e famiglia, luogo cruciale nel quale far partire ogni modello educativo durevole e condiviso”, concludono.