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30.11.2025

Recita di Natale senza Gesù: inclusione o censura?

L’episodio accaduto in un istituto comprensivo toscano, dove la parola “Gesù” è stata sostituita da “Natale” nel testo italiano di Jingle Bells per ragioni di inclusione e rispetto della pluralità, è l’ennesimo sintomo di un malessere profondo e ricorrente nella nostra società. La questione del Natale a scuola – se debba essere cristiano, laico, multiculturale o semplicemente omesso – si ripropone ciclicamente, accendendo polemiche che dalla chat dei genitori arrivano fino al dibattito politico. Il gesto della scuola, motivato dal desiderio di proteggere i bambini di altre fedi, viene percepito da molti come una censura, sollevando un interrogativo fondamentale: in Italia, la laicità si garantisce cancellando la tradizione o spiegandola?

L’analisi testuale rivela l’intrinseca difficoltà dell’operazione. L’intervento sulla canzone è stato presentato come un ritorno alla laicità dell’originale inglese, eliminando le aggiunte religiose della traduzione italiana. Tuttavia, sostituendo “Gesù” con “Natale” come soggetto attivo che “regala i doni“, la scuola non ha compiuto un  atto di restaurazione filologica, ma una vera e propria manipolazione linguistica. Si è creato un neologismo semantico – il buon Natal come agente attivo e laico del dono – che ha finito per polarizzare il dibattito, venendo interpretato come un atto di sottrazione identitaria piuttosto che di inclusione neutrale. Il processo fallisce perché la forza del testo canonico popolare (la versione con Gesù) è più potente dell’intenzione pedagogica.

Questa reazione, pur comprensibile nella sua difesa della tradizione, invita a riflettere su cosa significhi realmente laicità nell’educazione. A questo proposito, l’episodio di Magliano trova un interessante quanto storico contraltare nelle scelte di Don Lorenzo Milani a Barbiana. È noto che Milani, pur essendo un prete, non teneva il Crocifisso in aula. La sua scelta, radicale per l’epoca (e non solo), non era dettata da un intento anti-cristiano o di censura, bensì da una profonda coerenza pedagogica. Milani affermava il primato della coscienza individuale e del rispetto per l’alunno non credente o di altra fede. La sua era una laicità non negativa (non cancellare per non offendere), ma positiva (affermare il diritto di tutti a uno spazio non coercitivo). L’assenza del simbolo in un luogo di apprendimento, per Milani, garantiva che la fede fosse un’adesione libera e personale, non un’imposizione o un elemento di status culturale.

Mentre l’azione di Milani era un gesto proattivo di affermazione della libertà di coscienza attraverso l’assenza del simbolo imposto, la scelta della scuola di Magliano è un gesto reattivo di sottrazione linguistica nel tentativo di ottenere la neutralità esterna. Il paradosso è che la laicità autentica e l’inclusione non si realizzano attraverso la cancellazione di parole o simboli che fanno parte del tessuto culturale del Paese, ma attraverso la loro spiegazione, contestualizzazione e conoscenza critica. La scuola deve essere il luogo dove si insegna che il Natale in Italia è storicamente e culturalmente la festa della Nascita (di Gesù), e contemporaneamente, il luogo dove si valorizzano e si rispettano tutte le altre narrazioni e fedi presenti in classe. La vera laicità non svuota, ma include la conoscenza per rendere liberi di scegliere e di comprendere la complessità.

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