Home Reclutamento Reclutamento docenti: si saranno importanti risparmi cancellando il FIT

Reclutamento docenti: si saranno importanti risparmi cancellando il FIT

CONDIVIDI

Fra i diversi decreti applicativi della legge 107, quello sul reclutamento dei docenti di scuola secondaria, il n. 59 del 2017, è certamente uno dei più contestati ed è anche per questo il Governo ha deciso di riscriverlo quasi interamente dedicando al tema l’articolo 58 della legge di bilancio.
Secondo la relazione tecnica allegata il provvedimento sarebbe carente per svariate ragioni:

  • lunghezza eccessiva del percorso di formazione iniziale, pari a ben tre anni;
  • ridondanza del percorso, per i soggetti già abilitati che decidano di partecipare (in questi casi, infatti,viene richiesto sostanzialmente di ripetere il percorso universitario di abilitazione all’insegnamento)
  • assoggettamento dei vincitori del concorso, dopo l’anno che assolve le funzioni di prova, all’istituto dell’individuazione per competenze, con conseguente mutamento nella sede di lavoro e soluzione della continuità didattica
  • compenso, per i candidati frequentanti l’anno di specializzazione, di ridotta entità
  • ridotta compatibilità del percorso di specializzazione con altre attività di docenza
  • eccessiva lunghezza dell’iter di approvazione dei regolamenti e decreti attuativi.

“Per risolvere tutte le difficoltà di cui sopra – si legge nella relazione accompagnatoria –  la norma contenuta nell’articolo 58, che novella il decreto legislativo n. 59 del 2017, intende ridurre la durata del percorso, incrementare la continuità didattica, far venir meno il percorso, sottopagato, di specializzazione e, infine, agevolare l’iter dei regolamenti e decreti attuativi. Tutte queste misure comportano la possibilità di tornare a un sano sistema di reclutamento basato su concorsi ordinari, nonché, incidentalmente, una considerevole riduzione di spesa, a favore di altri settori del sistema di istruzione”.

In pratica il sistema del FIT triennale viene cancellato e viene ripristinato, con alcuni correttivi, il precedente modello concorsuale.
“Conseguentemente – spiegano ancora i tecnici del MEF –  non è più necessario remunerare i vincitori del concorso nei primi due anni del percorso in questione, né coprire i costi sostenuti dalle Università per organizzarlo”.
In tal modo si determina un risparmio di spesa non del tutto irrilevante, ed è forse anche questo uno dei motivi che ha convinto il Ministro Bussetti a mettere mano al decreto 59.
Una parte dei risparmi (12 milioni di euro all’anno, per la precisione) finirà addirittura nelle casse dell’erario e contribuirà a diminuire il disavanzo pubblico.
A partire dal 2020 si prevede un risparmio di 40 milioni che aumenterà progressivamente fino ad arrivare a 120 milioni nel 20127.
Su come concretamente saranno organizzati i nuovi concorsi è necessario però aspettare i decreti ministeriali applicativi che potrebbero essere emanati non prima dell’estate del 2019.
Nella migliore delle ipotesi, i primi docenti reclutati con il nuovo meccanismo potrebbero prendere servizio nel settembre del 2020.

In mezzo alla notizia