Scoppia la polemica sull’utilizzo delle scuole durante la campagna referendaria sulla giustizia.
Il Partito democratico e il Comitato Giusto Dire No chiedono chiarimenti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in merito a un progetto didattico promosso in Calabria che, secondo le accuse, conterrebbe riferimenti espliciti a iniziative a sostegno del “Sì” al referendum.
Al centro della contestazione c’è il progetto “Il diritto di avere diritti”, promosso dall’Unione delle Camere Penali di Catanzaro nell’ambito di una convenzione nazionale con il Ministero dell’Istruzione. L’iniziativa, almeno formalmente, è rivolta agli studenti delle scuole superiori e ha l’obiettivo di approfondire temi costituzionali e di educazione alla legalità. Tuttavia, secondo quanto denunciato dalla segreteria nazionale del Pd, all’interno del documento ufficiale del progetto comparirebbero riferimenti all’organizzazione di campagne pubblicitarie, slogan ed eventi a sostegno del “Sì” al referendum sulla giustizia.
Un aspetto giudicato “grave e inaccettabile” da Irene Manzi e Debora Serracchiani, che parlano di propaganda politica veicolata attraverso progetti ministeriali. «La scuola non può diventare lo strumento per promuovere posizioni di parte, senza contraddittorio, nel pieno di una campagna referendaria», affermano le esponenti dem, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare per verificare se il ministero e l’Ufficio scolastico regionale fossero a conoscenza dei contenuti del progetto e se li ritengano compatibili con il ruolo della scuola pubblica.
Sulla stessa linea il Comitato Giusto Dire No. Il presidente onorario Enrico Grosso chiede un chiarimento urgente da parte del ministero dopo le dichiarazioni delle Camere penali di Catanzaro. «Se fosse confermato che il progetto promuove esclusivamente le ragioni del Sì alla legge Nordio all’interno degli istituti scolastici – afferma – saremmo di fronte a un uso proprietario della scuola pubblica, che metterebbe in discussione le regole democratiche a partire dalle loro fondamenta».
Le richieste convergono su un punto: garantire che la scuola resti un luogo di formazione critica, pluralista e neutrale, soprattutto durante una consultazione referendaria. Ora la palla passa al ministro Valditara, chiamato a fare chiarezza sui contenuti del progetto e sul ruolo del ministero nella sua approvazione.