Il rispetto delle regole è importante, soprattutto quando si tratta di educare i più giovani. Ma altrettanto importante, secondo il professor Enrico Galiano, è tenere conto del contesto. È questo il punto centrale di un lungo post pubblicato su Facebook dal docente e scrittore, intervenuto sul caso dei tre ragazzini che avevano organizzato una piccola attività di vendita di limonata per raccogliere denaro e che sono stati segnalati alle forze dell’ordine.
Galiano replica in particolare a chi, dopo un suo video satirico sull’episodio, ha sostenuto la correttezza della denuncia in nome del rispetto delle norme.
Il docente non contesta la necessità di spiegare ai ragazzi quali comportamenti siano consentiti e quali no. Anzi, nel suo intervento riconosce esplicitamente il valore educativo delle regole.
«Importantissimo insegnare ai più giovani che non esiste un “baby privilege”, e spiegare loro che il tipo di attività proposta per racimolare dei soldi violava delle norme è stato giusto, perché così ora sanno qualcosa che prima non sapevano e gli sarà utile quando avranno il loro bel negozio di limonate».
Il problema, per Galiano, è però un altro: «Ma qui c’è un ma grande come una casa. O almeno, come un motorino. E quel ma si chiama contesto».
È proprio sul contesto che si concentra la sua riflessione: il professore considera sproporzionata la scelta di rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine di fronte all’iniziativa di tre tredicenni.
Nel post Galiano usa anche l’ironia per mettere in discussione il rigore con cui alcuni commentatori hanno giudicato il comportamento dei ragazzi. «Vi ho scoperto improvvisamente tutti ligi alle regole, inflessibili nel rispetto di ogni singola sfumatura del codice. A leggere quei commenti sembrava di vivere nel paese perfetto, dove tutti girano per strada con relativa aureola in testa e rispettano ogni piccolo codicillo».
Il bersaglio polemico non è, quindi, il principio del rispetto delle norme, che il docente riconosce esplicitamente come importante, ma quella che considera una certa incoerenza nel modo in cui gli adulti le invocano. Galiano contrappone infatti la severità mostrata nei confronti dei tre tredicenni alle numerose piccole irregolarità o consuetudini tollerate nella vita quotidiana. Il passaggio serve così a introdurre uno dei nuclei dell’intervento: le regole vanno spiegate e rispettate, ma la loro applicazione, soprattutto quando coinvolge dei ragazzi, non può prescindere dal contesto, dalla proporzione e dalla finalità educativa.
Galiano allarga quindi il discorso alla condizione degli adolescenti di oggi, sostenendo che le nuove generazioni trascorrano sempre meno tempo fuori casa e abbiano progressivamente ridotto le occasioni di socializzazione e di gioco in presenza.
«Primo: ma voi li vedete ancora, i ragazzi, in giro?», domanda. E aggiunge: «I ragazzi hanno smesso di uscire di casa. E, se escono, sono comunque dentro casa, perché quando si trovano stanno tutti connessi al proprio cellulare. Non parlano quasi più. Non giocano quasi più».
C’è poi un secondo elemento sul quale Galiano richiama l’attenzione: il progressivo disinteresse, a suo giudizio, dei più giovani nei confronti del motorino e del patentino.
Per il professore non si tratta soltanto di un cambiamento nelle abitudini, ma di un segnale più profondo: «Che hanno smesso di desiderare indipendenza e autonomia».
Da questo punto di vista, la scelta dei tre tredicenni di raccogliere denaro attraverso una propria iniziativa per acquistare un motorino assume, nella lettura di Galiano, un significato particolare: rappresenta proprio quella ricerca di indipendenza che spesso gli adulti rimproverano alle nuove generazioni di non avere più.
Il docente sottolinea quindi quella che considera una contraddizione nel modo in cui gli adulti giudicano i ragazzi. Da una parte, osserva, si moltiplicano le critiche nei confronti di una generazione descritta come priva di ideali, obiettivi e spirito di iniziativa; dall’altra, quando alcuni adolescenti cercano concretamente di “rimboccarsi le maniche”, la reazione può essere quella di segnalarli alle autorità.
«E poi eccola, finalmente la storia perfetta: dei ragazzi le maniche se le rimboccano, si mettono a offrire limonata in cambio di un’offerta libera, proprio come nel 1990, perfino il motorino era del 1990».
Da qui la domanda provocatoria di Galiano: di fronte a tre tredicenni che cercano di guadagnare qualcosa per raggiungere un proprio obiettivo, era davvero necessario chiamare le forze dell’ordine?
È in questo passaggio che il tono del post diventa ancora più netto. Per Galiano, iniziative di questo tipo dovrebbero essere considerate preziose proprio perché sempre meno frequenti.
«Perché evidentemente vi sfugge qualcosa: e cioè che quei ragazzi oggi sono dei panda, sono degli animali in via d’estinzione, sono un piccolo lumicino acceso di speranza».
Il docente arriva così al cuore della propria critica: «E il gesto di chiamare i vigili parla molto più di noi che di loro».
Una frase con la quale Galiano sposta l’attenzione dal comportamento dei tredicenni alla reazione degli adulti e, più in generale, al rapporto che la società ha costruito con gli adolescenti.
L’alternativa proposta dal professore è semplice: intervenire, parlare con i ragazzi, spiegare loro che l’attività non rispetta le regole e invitarli a trovare una modalità diversa e regolare per raggiungere il proprio obiettivo.
«Hanno infranto delle regole? Benissimo. Vai lì, glielo dici, spieghi che qualche persona con una vita più triste di un vegano assunto in macelleria potrebbe chiamare i vigili. Punto. Fine».
Secondo Galiano, ragazzi capaci a tredici anni di inventarsi un’attività per mettere insieme il denaro necessario a comprare un motorino sarebbero altrettanto capaci di correggere il tiro: «Vedrai che se sono stati così svegli da metter su un’attività a tredici anni per comprarsi un motorino, in quattro e quattr’otto si inventeranno qualcosa di perfettamente regolare e ripartiranno alla grande».
La conclusione conserva il tono ironico e provocatorio di tutto il post: «Ma se davanti a loro la prima cosa che ti viene in mente di fare è allertare le forze dell’ordine, forse e dico forse, chi ha bisogno di una bella limonata fresca sei proprio tu».