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Registro elettronico, strumento per docenti e famiglie o presenza ossessiva causa di conflitti?

Introdotto con il Decreto Legge n. 95 del 2012, che ha reso obbligatorio il suo utilizzo per le istituzioni scolastiche a partire dall’anno scolastico 2012-2013, il registro elettronico è stato da subito accolto con un certo entusiasmo dalle famiglie e dagli studenti, con ‘cauto ottimismo’ dai docenti. I genitori grazie a questo nuovo strumento, avevano la possibilità di vedere subito, in diretta, i voti dei propri figli. Questi, a loro volta, potevano acquisire maggiore consapevolezza del proprio andamento scolastico, anche se – rovescio della medaglia – non avrebbero più potuto marinare la scuola con troppa facilità… I docenti, dal canto loro, trovavano che il registro elettronico fosse troppo freddo, con le sue medie e le sue virgole asettiche e la necessità di attribuire i voti in tempo reale, senza perdere troppo tempo dal momento dell’interrogazione o del compito, con il fiato degli studenti sul collo, tutti lì a chiedere come mai sul portale non si vedesse ancora il voto relativo alla loro prestazione.

Oggi, a distanza di circa 12 anni, le posizioni di docenti e insegnanti circa l’utilità del registro elettronico sembrano essersi, anche se di poco, avvicinate. Come riportato da IlPost.it, “secondo vari insegnanti e genitori, negli anni ha reso le comunicazioni più stressanti, e gli studenti meno responsabili”.

Secondo il quotidiano online, la scorsa settimana il liceo “Ugo Foscolo” di Canicattì, in provincia di Agrigento, ha deciso di oscurare temporaneamente il registro elettronico ai genitori in modo che i voti non siano visibili subito, ma compaiano solo pochi giorni prima dei colloqui con i docenti. In una circolare interna si auspica che questa nuova modalità possa portare «un confronto e un monitoraggio più sereno del percorso di studio».

A questo proposito, ricordiamo che già in Olanda, l’anno scorso, una scuola aveva deciso di proporre una pausa di un mese nell’accesso alle valutazioni riportate sul registro elettronico, per ridurre i livelli di stress riscontrati tra gli studenti. Una sospensione che ha incontrato un sostegno quasi unanime da parte delle famiglie, e che è stata addirittura estesa a dieci settimane proprio su richiesta del consiglio dei genitori.

E di stress, se non addirittura di ossessione, parla Il Post, che riporta  i pareri di docenti e genitori: i primi lamentano il fatto che con alcune famiglie basta inserire un voto non eccellente per ricevere subito un messaggio con una richiesta di colloquio. A volte, anche un voto sufficiente, ma non ritenuto all’altezza della performance dei propri pargoli, può scatenare la reazione di mamma e papà. Insomma, ci sono genitori che discutono e contestano ogni singolo voto. Una pressione continua – sostengono i docenti sentiti dal quotidiano – che rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia. Come segnalato da varie scuole, l’assillo dei voti coinvolge anche i dirigenti scolastici, che ricevono spesso mail e telefonate di protesta dai genitori. Proteste che talora si trasformano in deplorevoli episodi di aggressività verbale o fisica nei confronti dei docenti.

Ma, dicevamo, comincia a crescere anche il numero dei genitori critici nei confronti del registro elettronico: intervistati dal Post, raccontano di vivere questo strumento come un problema, più che come una comodità. Per qualcuno, il fatto che i risultati scolastici arrivino direttamente sulla piattaforma, invece che attraverso i figli, fa passare un’idea di sfiducia nei loro confronti: come se la scuola e la famiglia non si fidassero dei ragazzi. E un altro effetto collaterale meno visibile, ma altrettanto importante per alcuni genitori, è che i ragazzi non devono più raccontare come vanno le cose a scuola, perché tutto è già stato comunicato prima ancora che tornino a casa.

Insomma, potrà mai trovare una conclusione condivisa un dibattito così complesso? Per quanto riguarda la questione della media dei voti, crediamo che una soluzione, pedagogicamente molto elementare, possa esserci: da un lato, infatti, ha ragione da vendere il pedagogista Daniele Novara quando dice che “non ha senso una valutazione sulla base della media numerica che mette assieme voti presi da un alunno mesi prima, agli inizi del suo apprendimento quando era del tutto normale poter incepparsi, sbagliare, indugiare in qualche errore”. Dall’altro, però, visto che lo strumento è fatto per l’uomo e non viceversa, siamo certi che in presenza di un alunno con una serie di voti in ordine cronologico del tipo 3, 5, 6, 7, un docente non accetterà passivamente la media 5,25 della macchina. Attribuirà almeno 6, considerando i progressi nell’arco del quadrimestre. Così, almeno, suggerisce la ragione…

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