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Riapertura scuole, docenti a rischio? Più probabile essere contagiati dai colleghi che dagli alunni. La ricerca inglese

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La riapertura delle scuole è un rischio per i docenti? Una domanda che ci siamo posti in Italia come all’estero, specialmente a settembre, quando il rientro in classe dopo la pausa estiva creava ansie e preoccupazioni. Preoccupazioni da contagio che si ripropongono anche adesso che siamo davanti a una seconda ondata del Coronavirus particolarmente aggressiva.

Quanto sono a rischio i docenti a scuola?

Uno Studio inglese del Public Health England (il sistema sanitario del Governo Britannico), condotto quando molte scuole non erano ancora state riaperte, ha suggerito che il personale aveva maggiori probabilità di contrarre il virus da altro personale, o fuori da scuola, piuttosto che dagli alunni. Lo si legge sul sito della BBC, che afferma:

Il personale dovrebbe essere vigile sul Coronavirus fuori dalla scuola e si dovrebbe prestare attenzione alle aree condivise come le stanze del personale quando si è al lavoro.

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Sala professori luogo a rischio più della classe

Insomma, la sala professori è più a rischio contagio della classe.

In linea generale, ad ogni modo, il governo inglese non considera le scuole luoghi di lavoro ad alto rischio. Anche il personale fragile dovrebbe tornare in classe, si sostiene, a condizione che vengano adottate misure come il distanziamento sociale e l’igiene delle mani frequente.

Sempre lo studio del Public Health England ha suggerito che ci sono pochissimi casi di trasmissione tra il personale scolastico e gli studenti. E nonostante ci fossero pochi dati disponibili per le scuole secondarie, tutte le evidenze mostrano che nei Paesi in cui le scuole hanno riaperto, i dati suggeriscono che ciò ha fatto poca differenza per la trasmissione del virus nella comunità.

Molti sindacati contrari alla riapertura

Un tema delicato su cui, sin dalla ripresa della scuola a settembre, anche il Nord Europa ha discusso animatamente, negli stessi termini e con le stesse nostre argomentazioni e dinamiche. Non a caso anche la Gran Bretagna ha visto insorgere il sindacato per la riapertura delle scuole.

In particolare Unison, il sindacato del settore pubblico, nei mesi scorsi ha sostenuto: “Il distanziamento sociale nelle scuole sarà molto difficile, sono stati forniti pochi dispositivi di protezione individuale.” E ancora: “Il personale fragile dovrebbe essere in grado di richiedere una valutazione del rischio individuale.”

Spostamenti dal Regno Unito

Intanto, il nuovo ceppo del Covid-19 proveniente dalla Gran Bretagna desta preoccupazioni ancora maggiori. Di poco fa l’annuncio del Ministro della Salute Roberto Speranza circa la nuova Ordinanza del Ministero (in vigore fino al 6 gennaio) che determina l’interruzione con effetto immediato dei collegamenti aerei dal Regno Unito. Interdetto l’ingresso o il transito in Italia a chi è stato in Gran Bretagna nei 14 giorni precedenti. Lo afferma il Consolato Generale d’Italia a Londra.

Riapertura scuole in Italia

Quanto all’Italia, la riapertura delle scuole dovrebbe essere confermata per il 7 gennaio 2021, stando a quanto ha dichiarato anche stasera, 20 dicembre, la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. “Non dobbiamo perdere neanche un’ora di scuola,” afferma la Ministra.

Del resto, sostiene, l’epidemiologa Sara Gandini, a scuola il tracciamento è più facile e strutturato che altrove, come raccontiamo in un altro articolo. La Gandini peraltro cita uno studio che conferma anche quanto sostenuto dal Public Health England: “Bambini e ragazzi si contagiano meno e infettano meno degli adulti. L’incidenza dei casi a fine novembre negli studenti è in media intorno allo 0,25%, quindi molto più basso di quello dei docenti che era introno all’1 o 2%”.

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