Arriva anche il commento dell’Anief sulla sottoscrizione definitiva del Ccnl 2022-2024 del comparto scuola. “Rispetto al passato, quando non si aveva contezza dei futuri aumenti (2016-2018) dopo il blocco decennale del contratto, oggi firmiamo perché abbiamo la certezza che recupereremo entro il 2030 l’inflazione schizzata nell’ultimo triennio post Covid e guerra Ucraina”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal.
“Con la parte pubblica”, prosegue il dirigente del sindacato, ci siamo impegnati a portare a termine entro la fine del 2026 la parte economica anche del Ccnl 2025-2027, così da fare avere, a partire da inizio 2027, per la prima volta prima della scadenza del contatto, almeno ulteriori 160 euro in media mensili di aumento al lordo della ultima indennità di vacanza contrattuale”. Ulteriori risorse che, sommate a quelle già stanziate, secondo le stime del sindacato “porterebbero gli aumenti a 300 euro medi lordi nell’arco di circa 12 mesi”.
Il nuovo contratto, ricordano Anief, è stato firmato da tutte le sigle che avevano approvato l’intesa a novembre, con la sola eccezione della Flc Cgil, che si era sfilata già nella fase precedente. L’accordo raggiunto, confermano dal sindacato, riguarda oltre un milione e 286 mila dipendenti tra personale della scuola, dell’università, degli enti di ricerca e delle istituzioni Afam – prevede aumenti retributivi medi mensili di 150 euro lordi per i docenti e di 110 euro per il personale ATA, calcolati su 13 mensilità: gli incrementi variano in base all’anzianità di servizio e al profilo professionale, con punte che raggiungono 185 euro per gli insegnanti e 217 euro per i Dsga più esperti.
“Per il prossimo contratto”, continua Pacifico, “siamo disponibili a trattare, ma ci aspettiamo fin da subito il riconoscimento del buono pasto e con la prossima legge di bilancio, risorse aggiuntive dedicate al solo personale scolastico, che deve assolutamente recuperare il ritardo stipendiale rispetto alla media della pubblica amministrazione, a partire dalle Funzioni centrali, rispetto alle quali oggi esiste un gap di ben 10 mila euro annue, che fa pensare molto considerando che 25 anni fa guadagnavano in media addirittura 1.000 euro in meno”.
“Ma con il prossimo rinnovo triennale”, prosegue il leader dell’Anief, “vorremmo anche arrivare al riconoscimento del burnout, del riscatto agevolato della laurea, della parità di trattamento del personale precario rispetto a quello di ruolo, del ripristino del primo gradino stipendiale, delle immissioni in ruolo e dei trasferimenti su tutti i posti vacanti, della mobilità intercompartimentale e, non certo per ultimo, del doppio canale di reclutamento che permetterebbe l’immissione in ruolo di tantissimi precari oggi ancora al palo senza dimenticare la valorizzazione delle figure di sistema e degli ex Dsga”.
Anief ricorda che per il Ccnl 2022-2024, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 240 milioni di euro aggiuntivi per finanziare un bonus “una tantum” destinato a docenti e ATA: secondo i dati diffusi dall’Aran, gli arretrati spettanti al personale ammontano a 1.948 euro medi lordi per i docenti e 1.427 euro medi lordi per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, ai quali si aggiungono circa 585 euro per i docenti e 455 euro per gli ATA derivanti dall’anticipo di parte delle risorse del triennio successivo. Inoltre è notizia di queste ore che da gennaio potrebbe essere garantito la copertura della assicurazione sanitaria, welfare fortemente caldeggiato dal sindacato.