Lo scorso giovedì 4 settembre i sindacati, all’Aran, hanno partecipato alla prima riunione, dopo la pausa estiva, relativa al rinnovo del contratto scuola. Il prossimo incontro, come riportato da Flc Cgil, si terrà domani il prossimo 24 settembre: non più alle ore 11:00 ma alle ore 15:00.
Nel frattempo a inizio settembre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, lasciando Palazzo Chigi, dopo l’approvazione del decreto-legge recante “Misure urgenti per la riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026”, ha parlato di nuove risorse per il contratto.
“Ci sono 240 milioni di euro da destinare al contratto del personale della scuola”, queste le sue parole. Secondo quanto riporta ANSA, si tratta di “una misura una tantum molto importante, 240 milioni di euro per il contratto, per gli stipendi, del personale scolastico”. Probabilmente all’incontro di domani si parlerà proprio di questo.
Cosa succederà? È difficile dirlo, perché i sindacati, nessuno escluso, chiedono compattamente maggiori risorse: il 6 per cento, quello di tutti i ministeri, alla scuola risulta davvero stretto.
Perché significherebbe, di fatto, sottoscrivere un contratto scaduto da tre anni portando a casa un incremento di soli 70-80 euro netti medi a lavoratore. E siccome la metà di questa somma è già da oltre un anno in busta paga, per effetto della nuova legge sull’indennità di vacanza contrattuale, non sarebbe un risultato strabiliante: soprattutto perchè quando il Ccnl 2022/24 andrà a regime, in busta paga l’aumento visibile sarà mediamente di meno di 40 euro. Una cifra che si commenta da sola.
La “partita” potrebbe allora giocarsi, come ha fatto intendere lo stesso numero uno dell’Aran, con le risorse già stanziate per i due rinnovi contrattuali successivi, per i quali il Governo Meloni ha già di fatto stanziato le somme attraverso l’ultima Legge di Bilancio: in sostanza, si potrebbe prevedere un anticipo o un impegno semi-immediato per rendere più sostanzioso l’aumento e ridurre la delusione di tanti docenti e Ata.
Nel frattempo, sempre Naddeo ha anche tenuto a dire che l’accordo non riguarda solo la parte economica, “ma anche la valorizzazione delle competenze digitali, le misure di age management, il benessere organizzativo, il rafforzamento del welfare aziendale. Il nodo resta lo stesso coniugare vincoli di bilancio con la necessità di rendere la Pa un datore di lavoro attrattivo e competitivo”, conclude il presidente dell’Aran.
L’amministrazione, ad esempio, ha più volte chiesto di allargare il potere dei dirigenti scolastici sul fronte delle sanzioni agli insegnanti; i sindacati, invece, non vogliono sentirne parlare, poiché la sanzione sarebbe inflitta da chi ha contestato il comportamento del dipendente e non da un organismo super partes (che garantirebbe maggiore equità).
Alcuni sindacati, invece, non disegnerebbero delle forme di carriera del personale, ad iniziare dai collaboratori dei presidi: una possibilità, quella del middle management, che all’Aran sembra non dispiacere, ma che altre organizzazioni dei lavoratori (come Flc-Cgil e Gilda degli insegnanti) respingono senza se e senza ma.
Le questioni sul tavolo sono innumerevoli: c’è chi vorrebbe (sempre la Gilda) portare la Carta del docente nello stipendio (ma l’Anief ha fatto notare che si dimezzerebbe l’importo per via delle trattenute); c’è l’annosa questione della mobilità bloccata per i nuovi assunti; la richiesta di allargamento dei permessi e in generale dei diritti, del personale precario; vi sono anche richieste di introduzione di indennità economiche per chi è costretto a lavorare in condizioni difficili; ci sarebbero anche da contrattualizzare, laddove possibile, alcun benefit introdotti dal ministro Giuseppe Valditara.