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Riscatto laurea, emendamento soppresso: niente tagli per andare prima in pensione, non cambierà nulla

Redazione

Riscatto laurea: dopo la bufera è tornato il sereno. Come riporta Il Corriere della Sera dopo la bufera sulla parte del maxiemendamento del Governo alla Manovra che disponeva un allungamento della “finestra” per chi va in pensione anticipata e un drastico depotenziamento del riscatto della laurea breve ai fini di uscire prima dal lavoro, lo stesso Governo ieri ha fatto una parziale marcia indietro presentando un subemendamento correttivo delle norme.

Il subemendamento sopprime il capoverso del maxiemendamento che depotenziava il riscatto della laurea. Questo significa che per chi ha riscattato o intende riscattare il corso di studi universitari non cambia nulla: gli anni di contribuzione riscattati pagando i relativi oneri continueranno a contare come periodi utili per raggiungere prima i requisiti per andare in pensione.

Cosa prevedeva il maxiemendamento?

Al fine di scoraggiare i pensionamenti anticipati il Governo, nel maxiemendamento, disponeva una stretta graduale sul riscatto della laurea breve (tre anni). Dal 2031 i periodi riscattati avrebbero subito un taglio di 6 mesi ai fini del calcolo del requisito dei contributi per andare in pensione. Il taglio sarebbe salito a 12 mesi dal 2032, a 18 dal 2033, a 24 dal 2034 e a 30 mesi dal 2035. Quindi, a regime, pur avendo riscattato tre anni si sarebbe anticipata al pensione solo di sei mesi.

Manovra, cosa cambia per le pensioni?

Alcune settimane fa, inoltre, sempre con la Legge di Bilancio si sono spostati in avanti di tre mesi i requisiti per l’accesso al pensionamento, con il pericolo reale di arrivare, nel 2029, addirittura a 67 anni e mezzo.

“Dopo le promesse di superare la Fornero, si va nella direzione opposta: età pensionabile più alta, nuovi vincoli e l’ennesima beffa della ‘quota 110’” per lasciare prima, ha commentato la capogruppo del PD nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.

In effetti, sino al 2012 era in vigore la cosiddetta “Quota 96”il sistema pensionistico anticipato basato sulla somma di età e contributi (ad esempio 60 anni e 36 di contributi oppure 61 anno d’età e 35 di contributi) applicabile a lavori particolarmente difficili e stressanti: in meno di tre lustri, l’asticella (tra contributi ed età) si è alzata di quasi 15 anni.

Le parole di Elsa Fornero

A parlare, il 18 dicembre, è stata anche l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero: ospite di Rai Radio1, in un ‘Un Giorno da Pecora’, intervistata da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, l’esperta di economia ha detto che è giunta l’ora di investire molto sui giovani: “Non possiamo continuare a dire che vogliamo spendere per le pensioni, cioè per gli anziani, e poi negare quelle che sono le premesse per il futuro, dalla scuola al lavoro per i giovani“.

Poi, Fornero è tornata a difendere le sue scelte da ministra del Lavoro: “Si vede che la mia riforma” sulle pensioni “aveva delle buone ragioni, forse non sono state comprese ma erano piuttosto evidenti. Una crisi finanziaria non è una cosa semplice” da gestire, “non potevamo far finta che avrebbe riguardato solo le banche, dirlo è stata una falsificazione enorme”.

A proposito delle finestre sulle pensioni, Fornero ha tagliato corto: “Sono solo delle furberie. Si dice ‘vai in pensione’ però poi quando raggiungi l’età per andare si chiede al lavoratore di stare tre mesi in più”.

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