La ministra per la Famiglia le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, alla “Conferenza internazionale di alto livello contro il femminicidio”, intervenendo dopo il ministro Carlo Nordio, secondo il quale ‘Il codice genetico dell’uomo non accetta la parità’, ha dichiarato che “l’educazione sessuale non fa calare i femminicidi”.
Ha infatti spiegato, come riporta l’Ansa: “Possiamo parlare di educazione sessuo-affettiva, ma lateralmente. Se vediamo i Paesi dove da molti anni è un fatto assodato, come per esempio la Svezia, notiamo che non c’è correlazione con la diminuzione di femminicidi. La Svezia ha più violenze e più femminicidi. Non voglio criminalizzare la Svezia, ma non c’è una correlazione fra l’educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne”.
“Noi abbiamo bisogno di capire quali sono gli strumenti veramente efficaci se non vogliamo essere ideologici nei confronti della diminuzione della violenza contro le donne. Fra l’altro in Italia c’è stata una piccola diminuzione. Certo, ogni donna che viene uccisa è troppo, ma bisogna anche fare l’inverso. Ogni donna che non viene uccisa è un fatto positivo. Ogni donna che riusciamo a salvare dal ciclo della violenza è fondamentale. Quindi questa diminuzione indica che la strada che stiamo percorrendo e che abbiamo cominciato a percorrere fin dall’inizio è quella giusta ed è una strada condivisa”.
“Il femminicidio non è un atto improvviso né isolato ma si inserisce in un continuum di violenza che attraversa la vita di troppe donne e ragazze. Un percorso che può iniziare con il controllo o la denigrazione, proseguire con i maltrattamenti domestici, le aggressioni sessuali o le violenze facilitate dalle tecnologie digitali, e che, nei casi più estremi che, come abbiamo visto sono tristemente ancora numerosi, culmina nella morte”.
“Alla radice di tutto questo vi è un atteggiamento possessivo e punitivo, la volontà di negare alla donna la propria autonomia, la propria libertà, la propria dignità di persona. È qui che il femminicidio rivela la sua vera natura: non un gesto di follia, ma un atto di potere. Un atto che nasce dal bisogno di dominare, controllare, e che per questo rappresenta una sfida profonda, culturale e civile, per ogni società che voglia davvero dirsi libera e giusta”.
Per Roccella, “Il femminicidio non è un delitto come gli altri e per questo aveva necessità di una tipizzazione particolare, è un crimine che affonda le sue radici nella disparità tra uomo e donna, nella negazione del diritto stesso di esistere come donna. È l’estrema manifestazione di un sistema culturale e sociale che ancora oggi, in troppe parti del mondo, continua a considerare le donne come inferiori o come possedibili”.
Per questo, ha spiegato, “di fronte a una realtà così complessa e devastante, l’Italia ha voluto dare un segnale forte e chiaro. Credo che questa legge rappresenti un posto di svolta, una legge trasformativa della società che contribuirà a produrre un cambiamento culturale profondo nel nostro Paese. Una legge che non si limita a punire, ma che mira ad accrescere la consapevolezza, che richiama alla responsabilità collettiva, che ci spinge a costruire un futuro in cui nessuna donna debba più morire per il fatto di essere donna”.
Immediate le critiche delle opposizioni.
La responsabile nazionale per la scuola del Pd, Irene Manzi, ha tuonato: “le dichiarazioni della ministra Roccella sull’assenza di correlazione tra educazione sessuale e prevenzione della violenza di genere appaiono fuorvianti e non supportate da un’analisi seria dei dati. Richiamare la Svezia come esempio negativo, senza considerare il contesto culturale, sociale e normativo, significa ridurre un tema complesso a un argomento ideologico”.
E ha continuato: “la ricerca internazionale e l’esperienza delle scuole dimostrano che i percorsi di educazione alle relazioni, al rispetto e al consenso sono una parte essenziale delle strategie di prevenzione, non certo un orpello marginale. Ribadiamo che la lotta al femminicidio richiede un approccio che vada oltre la repressione e investa nella prevenzione culturale. Le linee guida previste dalla legge 107 già indicano chiaramente la necessità di promuovere nelle scuole la parità di genere e la prevenzione della violenza e delle discriminazioni, ma questo governo continua a ignorarle”.
“Ostacolare o burocratizzare i progetti educativi, come è accaduto con l’obbligo del consenso delle famiglie per ogni attività, significa depotenziare gli strumenti di cui la scuola dovrebbe essere dotata. È sbagliato rappresentare l’educazione sessuo-affettiva come un’operazione ideologica: si tratta invece di formare ragazzi e ragazze alla consapevolezza, al rispetto reciproco, alla gestione delle emozioni e dei conflitti”.
Sulla stessa trincea, la presidente dei deputati di Italia Viva, Maria Elena Boschi: “Imbarazzanti. Solo così si possono definire le parole di Roccella che sostiene che l’educazione non serva a contrastare i femminicidi, stanno insultando tutte donne che ogni giorno chiedono rispetto e pari opportunità”.
“È questo è il contributo che il governo Meloni offre alla Conferenza contro i femminicidi? Ora capiamo perché l’Italia arretra. Le donne non hanno bisogno di teorie ottocentesche, ma di leggi applicate, fondi certi, centri antiviolenza sostenuti e una cultura del rispetto che si costruisce proprio a scuola. La parità non è un’idea né un’eccezione biologica, è un dovere costituzionale”.
“La cultura si cambia con l’educazione, ma la credibilità delle Istituzioni si costruisce con i fatti, non con spiegazioni pseudo-darwiniane”.