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Aggiornato il 11.12.2025
alle 09:38

Divieto accesso ai social per i minori di 16: in Australia in vigore la legislazione. Primo caso al mondo. Modello per altri Paesi?

Per il primo ministro australiano oggi, 10 dicembre, è un giorno di orgoglio. Così ha dichiarato alla stampa Anthony Albanese, mentre entra in vigore il primo divieto al mondo di utilizzare gli account sui social media per i minori di 16 anni. Oggi a BBC sta seguendo con una interessantissima e ricchissima diretta live blog l’entrata in vigore del provvedimento (qui il link).

Instagram, Facebook, Threads, X, Snapchat, Kick, Twitch, TikTok, Reddit e YouTube sono tra le principali piattaforme tenute a far rispettare la nuova legislazione e nella notte hanno dovuto disattivare tutti gli account dei minori di 16 anni e da qui in avanti si impegnano a non accettare nuove iscrizioni da minori di 16 anni.  E’ importante sottolineare che spetta alle società tecnologiche accertarsi e garantire che non ci siano minori tra i loro utenti, pena pesanti sanzioni.  Le società hanno avuto quasi un anno (la legge chiamata Online safety amendment è stata approvata il 24 novembre 2024) per adeguarsi alle richieste di Canberra e gli utenti non subiranno multe in caso di violazione della regola mentre le società tech potrebbero pagare fino a 28 milioni di euro se non saranno capaci di assicurare che gli utenti australiani iscritti abbiano più di 16 anni. Decisamente un passaggio molto interessante, questo, della legislazione australiana. Una sorta di inversione della prova. A ciò va aggiunto che il riconoscimento dell’età non può avvenire con l’utilizzo diretto di un documento dea carta di identità ma mediante altri strumenti tecnologici sviluppati

I dubbi sull’efficacia del sistema erano e restano diffusi. L’ultimo sondaggio su larga scala pubblicato l’anno scorso da uno dei più importanti quotidiani australiani, il Sydney Morning Herald indicava che, sebbene il 70% degli australiani sostenga il divieto, ben il 58% non crede che funzionerà davvero.

Il live blog della BBC testimonia come alcuni adolescenti stiano eludendo il divieto barando sull’età o utilizzando accessi mediante reti VPN. Alcuni adolescenti affermano infatti di avere ancora accesso ai loro account avendo utilizzato foto di genitori o di adulti per farsi verificare l’età.  Gli adolescenti australiani hanno opinioni contrastanti : alcuni si sentono “insultati”,  e altri affermano che “supereranno la cosa in fretta”. Al riguardo va ricordato che in Australia il diritto di voto si esercita a 16 anni, anche se la maggiore età resta fissata a 18.  Il governo ha affermato che il divieto ha lo scopo di proteggerei giovani da contenuti dannosi.

L’elemento chiave, tuttavia, resta il fatto che se la maggioranza degli utenti viene disattivata il richiamo all’uso dei social per motivi di socializzazione e scambio di info diminuisce.

L’Australia come modello per il resto del mondo?

Sono molti i paesi del mondo che guardano alla scelta di Canberra per vedere se questa posizione possa diventare un modello.

Tra questi anche l’Unione europea dove, a novembre, il Parlamento  ha approvato a larghissima maggioranza (483 sì, 92 no e 86 astensioni) una risoluzione per vietare ai minori di 16 anni l’accesso ai social.

Nello specifico, e riprendo dal comunicato stampa ufficiale, il Parlamento europeo chiede di

  • vietare le pratiche di dipendenza più dannose e disattivare per impostazione predefinita altre caratteristiche che creano dipendenza per i minori, tra cui scorrimento infinito, riproduzione automatica, aggiornamento tramite trascinamento verso il basso, cicli di ricompensa e pratiche dannose di gamification (o ludificazione);
  • vietare i siti web che non rispettano le norme dell’UE;
  • intervenire per contrastare le tecnologie persuasive, come annunci mirati, pubblicità degli influencer, progettazione che crea dipendenza e percorsi oscuri, nell’ambito dell’imminente legge sull’equità digitale;
  • vietare i sistemi di raccomandazione basati sul coinvolgimento per i minori;
  • applicare le norme del regolamento sui servizi digitali alle piattaforme di videogiochi online e vietare scatole premio e altri contenuti randomizzati, come valute interne all’app, ruote della fortuna e meccanismi pay-to-progress (vale a dire quelli che spingono l’utente a spendere denaro per avanzare più rapidamente);
  • tutelare i minori dallo sfruttamento commerciale, anche vietando alle piattaforme di fornire incentivi finanziari per i bambini influencer;
  • affrontare con urgenza le sfide etiche e giuridiche poste dagli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come deepfake, chatbot da compagnia, agenti di IA e app per denudare basate sull’IA (che generano immagini manipolate di persone senza il loro consenso).

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