Home Attualità Saluto romano: che almeno sappiano di che si tratta

Saluto romano: che almeno sappiano di che si tratta

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Trovo inquietante il caso della fotografia di classe con saluto romano annesso.
Il dato che più mi colpisce non è certamente il fatto in sé (diciamo che potremmo anche commentare con un “so’ ragazzi”) ma non mi sembra molto condivisibile la posizione assunta dalla dirigente scolastica.
Stando a quello che ora ne sappiamo la dirigente avrebbe parlato con i ragazzi e avrebbe fatto loro presente che il gesto era comunque inopportuno.
E fin qui va bene.

Il saluto romano non è reato

Ma poi la dirigente apre una articolata argomentazione sui risvolti giuridici del caso fino ad arrivare a tirare in ballo una sentenza della Corte di Cassazione concludendone che “il saluto fascista non è reato se è commemorativo e non violento in tal senso va inquadrato”.

Ora, francamente, le argomentazioni legali sono utili e interessanti, ma in questo caso, da vecchio direttore didattico, sarei intervenuto in classe affrontando la questione da tutt’altra angolatura.
Avrei chiesto ai ragazzi di spiegarmi bene in cosa consista il saluto romano e per quale motivo sia tornato in auge nel periodo del ventennio.
Magari avrei spiegato loro che fu Starace a “lanciare la moda” ritenuta più virile e meno “molliccia” rispetto alla stretta di mano tipicamente borghese.
E gli avrei anche letto qualche riga di Trilussa (“Invece, a salutà romanamente, / ce se guadagna un tanto co l’iggene / eppoi nun c’è pericolo de gnente”).
E, giusto per ricordare loro che non sarebbe male almeno essere un po’ documentati sulle proprie idee e sui propri gesti, avrei colto l’occasione per fare qualche domandina di storia.
Senza tanti strepiti e senza circolari reboanti che parlano di Corte di Cassazione, avrei concluso così: “Una domandina sul ventennio o sulla storia romana, a vostra scelta e state pur tranquilli che per chi sbaglia ho già in programma di chiedere al consiglio di classe di rifilarvi un debito formativo così quest’estate studierete un po’, cosa che non fa mai male”
Forse alla resa dei conti gli studenti avrebbero imparato che è sempre bene pensare (e magari studiare) prima di parlare e di farsi selfie.

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