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17.07.2025

Scena muta Maturità, in Inghilterra la scuola è una gara già a 10 anni: chi non ce la fa resta indietro

La maturità 2025 ha fatto discutere per alcuni studenti che si sono presentati all’orale e hanno fatto scena muta, in segno di protesta contro un sistema scolastico che, a loro dire, punta ormai tutto su valutazioni e competizione.

Questi episodi, osservati da Londra, sembrano difficili da comprendere: competere sì, ma per quale scopo? Con quale obiettivo preciso?

In un articolo pubblicato il 17 luglio sul Corriere della sera Luigi Ippolito ci racconta come funziona nel Regno Unito.

In competizione già a 10 anni

In Inghilterra, infatti, la gara inizia prestissimo: già all’età di 10 anni molti bambini devono affrontare selezioni ed esami per poter accedere alle migliori scuole secondarie superiori, le cosiddette upper schools. Non si tratta solo di istituti privati: anche molte scuole pubbliche adottano criteri severissimi. In palio c’è l’accesso a strutture d’eccellenza che garantiscono una corsia preferenziale verso le università più prestigiose – un passaggio che, come vedremo, è tutt’altro che secondario.

L’esame GCSE a 16 anni

Questa prima selezione a 10 anni è solo l’inizio di un percorso a ostacoli. A 16 anni arriva il momento del GCSE, un esame articolato in prove scritte e orali su più di dieci materie. I risultati non vengono archiviati con leggerezza: influenzano direttamente le possibilità future, sia per entrare all’università che per essere presi in considerazione dai futuri datori di lavoro.

Gli A Levels per entrare all’Università

Ma il passaggio davvero decisivo sono gli A Levels, l’equivalente inglese dell’esame di maturità italiano. In Inghilterra l’accesso all’università è rigidamente selettivo e contingentato in ogni facoltà e ateneo. Ogni corso richiede un punteggio minimo agli A Levels, stabilito in base al prestigio e alla qualità dell’università stessa. Non raggiungere quel livello significa rinunciare all’università desiderata e ripiegare su altre opzioni, o restare del tutto esclusi. Ogni anno migliaia di studenti si trovano in questa situazione.

Questo snodo è determinante: solo chi riesce a entrare nei migliori atenei può sperare in una carriera solida e ben retribuita. Un cattivo risultato all’esame può significare un futuro segnato da lavori poco qualificati e stipendi bassi. La competizione tra compagni di classe è esplicita e senza sconti: non tutti ce la faranno. Durante l’università, poi, è indispensabile arricchire il curriculum con stage e tirocini, ma chi ha ottenuto voti bassi già alla maturità difficilmente verrà preso in considerazione dalle aziende.

Scuole in competizione tra di loro

A tutto questo si aggiunge la competizione tra le scuole stesse: ogni anno i principali quotidiani pubblicano classifiche basate sui risultati degli esami, che sono standardizzati a livello nazionale. I genitori consultano ossessivamente queste graduatorie, e le scuole fanno di tutto per mantenere le proprie posizioni, arrivando persino a espellere gli studenti meno brillanti prima degli esami per non compromettere le statistiche. È un sistema spietato, in cui vale il principio del «mors tua, vita mea».

Eppure, forse anche per questo, Londra figura oggi al primo posto nella classifica di Oxford Economics sulla qualità del capitale umano, grazie all’alto livello di formazione e competenze delle persone che vi abitano e lavorano.

https://www.tecnicadellascuola.it/maturita-giuliani-ha-fatto-il-suo-tempo-meglio-valutare-attivita-extra-scolastiche-allorale-piu-che-lo-studio-mnemonico

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