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Aggiornato il 11.07.2025
alle 15:49

Scena muta Maturità, terzo caso sempre in Veneto: anche stavolta lo studente riesce comunque a diplomarsi

Redazione

Non c’è due senza tre: un altro studente ha deciso di fare scena muta all’orale di Maturità 2025, sempre in Veneto, stavolta a Treviso. Il ragazzo, come riporta Ansa, è riuscito comunque a diplomarsi, con una votazione superiore di poco a sessanta, il minimo.

Tutto è avvenuto in un liceo classico e il protagonista è un diciottenne. Non si conosce al momento la ragione del gesto, se si tratta di una protesta in linea con le altre o meno.

Valditara: “Chi non collabora dovrà ripetere l’anno”

Ad esprimersi è stato ieri il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che è stato categorico: “Comportamenti di questo tipo non saranno più possibili. Se un ragazzo non si presenta all’orale, oppure volontariamente decide di non rispondere alle domande dei suoi docenti non perché non è preparato, cosa che può capitare, ma perché vuole ‘non collaborare’ e quindi ‘boicottare’ l’esame, dovrà ripetere l’anno”. A quanto pare ci sarà quindi una riforma della Maturità dal 2026.

“Nessun docente ha mai dimostrato interesse”

Si era parlato di rischio di emulazione, e in effetti il caso dello studente di 19 anni che si è rifiutato di fare l’esame orale è stato ripetuto. A fare la stessa cosa, è stato il secondo caso, una studentessa, sempre in Veneto, in un liceo scientifico. Lo riporta Il Corriere della Sera.

“Ho fatto un discorso ai professori, me l’ero preparato a lungo. Ho provato a descrivere nel dettaglio quello che secondo me a scuola non funziona”, queste le sue parole. Ecco cosa ha fatto: “Sono entrata in aula, ho pescato la traccia. Poi ho aspettato che tutti i docenti della commissione si sedessero e ho iniziato il mio discorso. Ho provato a spiegare che, sebbene nella mia scuola la parte relativa alla preparazione sia stata ottima, ritengo che sia mancata totalmente l’attenzione alle persone. Il focus dei docenti è sempre stato sui voti. Io non ho mai avuto grossi problemi, ero una ragazza tranquilla, coi voti nella media. Ma non c’è mai stata la voglia di scoprire la ‘vera me’ da parte dei docenti”.

“Ci sono difficoltà umane che non sono state viste. Il primo anno, ad esempio, sono arrivata al liceo non conoscendo nessuno. Entravo in classe disorientata, da parte dei compagni ho avuto un’ottima accoglienza. Avevo però anche provato a parlarne con i professori, ma nessuno ha mai dimostrato interesse. I docenti non guardano come sta lo studente davvero. Sono solo interessati al voto e questo crea molta competitività. Non voglio dire che i professori debbano diventare amici degli studenti, ovvio. Però la pressione per le verifiche, l’ansia, sono all’ordine del giorno e a loro pare non interessare. Tutti gli studenti in qualche modo vogliono essere i primi della classe. E anche i professori ti spronano in questa direzione”, ha aggiunto.

Ecco il contesto in cui ha vissuto la ragazza: “I miei genitori sono sempre stati tranquilli sia con i voti buoni che con le insufficienze. Mi hanno sempre detto ‘non importa, recupererai’. Credo però che in generale la maggior parte della pressione venga dalla scuola. Ne parlavamo spesso nelle assemblee di classe. Con qualche docente siamo anche riusciti a confrontarci, con altri no. Alcuni hanno provato a cambiare, senza riuscirci”.

L’alunna ha raccontato un aneddoto: “Nei primi due anni avevo una professoressa di latino che credo ce l’avesse un po’ con me. Per quanto mi sforzassi di studiare, continuavo a prendere insufficiente. Nelle versioni andavo male, poi studiavo tantissimo per le interrogazioni, per compensare, e prendevo comunque voti insufficienti. A fine anno ho preso il debito in latino. Mi ha promossa a settembre dicendo: ‘Ti do sei, così sei contenta’. Io penso che guardando il mio percorso avrebbe dovuto dire altro. Mi ero impegnata molto. Ma quanto una persona si impegna non conta. La stessa cosa mi è capitata in fisica in terza. C’era una professoressa con cui non riuscivamo a cap

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