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Orale maturità, altra alunna fa scena muta: “Il focus dei docenti sono i voti, non c’è mai stata la voglia di scoprire la vera me”

Redazione

Si era parlato di rischio di emulazione, e in effetti il caso dello studente di 19 anni che si è rifiutato di fare l’esame orale è stato ripetuto. A fare la stessa cosa una studentessa, sempre in Veneto, in un liceo scientifico. Lo riporta Il Corriere della Sera.

“Ho fatto un discorso ai professori, me l’ero preparato a lungo. Ho provato a descrivere nel dettaglio quello che secondo me a scuola non funziona”, queste le sue parole. Ecco cosa ha fatto: “Sono entrata in aula, ho pescato la traccia. Poi ho aspettato che tutti i docenti della commissione si sedessero e ho iniziato il mio discorso. Ho provato a spiegare che, sebbene nella mia scuola la parte relativa alla preparazione sia stata ottima, ritengo che sia mancata totalmente l’attenzione alle persone. Il focus dei docenti è sempre stato sui voti. Io non ho mai avuto grossi problemi, ero una ragazza tranquilla, coi voti nella media. Ma non c’è mai stata la voglia di scoprire la ‘vera me’ da parte dei docenti”.

“Nessun docente ha mai dimostrato interesse”

“Ci sono difficoltà umane che non sono state viste. Il primo anno, ad esempio, sono arrivata al liceo non conoscendo nessuno. Entravo in classe disorientata, da parte dei compagni ho avuto un’ottima accoglienza. Avevo però anche provato a parlarne con i professori, ma nessuno ha mai dimostrato interesse. I docenti non guardano come sta lo studente davvero. Sono solo interessati al voto e questo crea molta competitività. Non voglio dire che i professori debbano diventare amici degli studenti, ovvio. Però la pressione per le verifiche, l’ansia, sono all’ordine del giorno e a loro pare non interessare. Tutti gli studenti in qualche modo vogliono essere i primi della classe. E anche i professori ti spronano in questa direzione”, ha aggiunto.

Ecco il contesto in cui ha vissuto la ragazza: “I miei genitori sono sempre stati tranquilli sia con i voti buoni che con le insufficienze. Mi hanno sempre detto ‘non importa, recupererai’. Credo però che in generale la maggior parte della pressione venga dalla scuola. Ne parlavamo spesso nelle assemblee di classe. Con qualche docente siamo anche riusciti a confrontarci, con altri no. Alcuni hanno provato a cambiare, senza riuscirci”.

L’alunna ha raccontato un aneddoto: “Nei primi due anni avevo una professoressa di latino che credo ce l’avesse un po’ con me. Per quanto mi sforzassi di studiare, continuavo a prendere insufficiente. Nelle versioni andavo male, poi studiavo tantissimo per le interrogazioni, per compensare, e prendevo comunque voti insufficienti. A fine anno ho preso il debito in latino. Mi ha promossa a settembre dicendo: ‘Ti do sei, così sei contenta’. Io penso che guardando il mio percorso avrebbe dovuto dire altro. Mi ero impegnata molto. Ma quanto una persona si impegna non conta. La stessa cosa mi è capitata in fisica in terza. C’era una professoressa con cui non riuscivamo a capirci. Mi è passata la voglia di studiare fisica”.

Ci vogliono nuovi sistemi di insegnamento?

“So bene che nel lavoro una comprensione di questo tipo non c’è. Va detto comunque che siamo ragazzi, iniziamo le superiori a 14 anni. Partire subito con questo concetto è dura. Già dalla terza in poi le cose cambiano. Ti fai un’idea del mondo del lavoro, con l’alternanza, con altre esperienze estive. Ma non credo che serva portare da subito la competitività nelle aule”.

La studentessa ha provato, insomma, a cambiare le cose: “Non ho detto nulla a nessuno. Poi subito dopo l’orale ho chiamato mia mamma. Lei mi ha detto che era molto contenta, che avevo fatto bene, che avevo fatto una cosa coraggiosa. I docenti mi hanno ascoltata con interesse. Mi hanno detto che essendo dentro al sistema sanno che ci sono delle cose che non vanno bene ma che cambiarle è difficile. Per la prima volta credo di aver sentito il loro aspetto umano più profondo. Vedendo quanti ragazzi hanno fatto quello che ho fatto io in queste ore penso di sì. Ci siamo fatti un’idea delle criticità che ci sono nel mondo in cui viviamo. Proveremo a cambiarle. Come? Non lo so ancora. In Nord Europa a scuola si abbatte la competitività con nuovi sistemi di insegnamento. Potrebbe essere la strada giusta”.

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