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Aggiornato il 12.11.2025
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Tre scioperi scuola in un mese sempre di venerdì: studenti 14 novembre, sindacati di base 28, Cgil 12 dicembre. No Manovra, salari mini, precariato

Si prevedono disagi per l’attività didattica nelle scuole per i prossimi venerdì, in particolare quelli che vanno da metà novembre a poco prima di Natale: sono stati infatti confermati gli scioperi proclamati da componenti studentesche e sindacali, contro la Manovra di Bilancio del 2026, ma anche per rivendicare la difesa di diversi diritti, l’aumento degli stipendi e la stabilizzazione dei precari.

Cerchiamo di capire quando e perchè. E andiamo per ordine. Si parte venerdì 14 novembre, quando studenti e giovani di tutta Italia aderiranno allo sciopero nazionale indetto da Fridays For Future e dall’Unione degli Studenti su scuola e clima, con manifestazioni in tutte le principali città italiane.

Secondo Marzio Chirico, di Fridays For Future: “La politica non parla di crisi climatica, bisogna riportare l’urgenza del problema al centro del dibattito pubblico. Ce lo ha detto chiaramente il segretario Onu Guterres: i governi di tutto il mondo, quelli occidentali in modo particolare, devono affrontare la catastrofe imminente o farsi da parte. Dobbiamo mandare un avviso di sfratto a chi ci governa, che sia sempre più forte e difficile da ignorare”.

“Un’altra scuola, un altro mondo è possibile” è invece lo slogan scelto dall’UdS per questo sciopero studentesco: “perché è sempre più importante, viste soprattutto le continue riforme sempre più repressive proposte da questo governo, non smettere di ricordare che un modello di scuola alternativo a quello attuale, e un sistema diverso da quello che viviamo quotidianamente sono possibili”, ha spiegato il coordinatore nazionale dell’Uds Tommaso Martelli.

“Il 14 novembre, a tre giorni dalla Giornata internazionale dello studente, lo ricorderemo alla presidente Meloni, al ministro Valditara, e a tutte le istituzioni del nostro Paese”, ha concluso Martelli.

A fermarsi, due venerdì dopo, il 28 novembre, saranno poi i sindacati di base: i Cobas, i Cobas Sardegna, l’Usb, Cub e Sgb hanno proclamato lo sciopero generale per una lunga serie di motivazioni, in testa alle quali c’è la Manovra di Bilancio 2026 e il rifiuto del contratto di lavoro 2022/24, invece appena avallato da cinque sindacati rappresentativi su sei.

A fermarsi, sempre l’ultimo venerdì di novembre, sarà pure l’Unicobas, che si lamenta per la Legge di Stabilità e per rivendicare “un piano di investimenti pari a 13 miliardi per il risanamento dell’edilizia scolastica, nella misura dell’80% non a norma rispetto al DLgs 81/90 e per il 50% priva persino dell’agibilità”.

Il sindacato di d’Errico si schiera poi “contro le prove Invalsi; contro l’obbligo dei Pcto per gli studenti sia nella scuola che nei centri di formazione professionale; per lo stanziamento da parte del Governo di 200 milioni per il risarcimento e l’adeguamento di pensioni e stipendi per gli Ata ex Enti Locali che, come hanno riconosciuto ben 10 sentenze della Suprema Corte Europea (alle quali lo stato italiano non ha ottemperato, rischiando ingenti sanzioni dalla Ue), sono stati defraudati dell’anzianità pregressa; per uno stato giuridico ed un mansionario degno del personale educativo; per respingere l’attuazione della legge sulla regionalizzazione o autonomia regionale differenziata”.

Ancora due venerdì dopo, il 12 dicembre, a bloccare le attività scolastiche sarà la Cgil, che ha rifiutato l’invito dei comitati di base a bissare lo sciopero allargato del 3 ottobre (contro il genocidio in Palestina), quando furono portate in piazza almeno due milioni di manifestanti.

Una scelta, quella dell’ennesimo venerdì, che non è piaciuta (e non lo ha nascosto, almeno sui social) alla premier Giorgia Meloni, come pure a diversi ministri del suo Governo, come Matteo Salvini e Antonio Tajani, che hanno associato lo stop nell’ultimo giorno della settimana lavorativa con la volontà più o meno sottesa di garantirsi un week end lungo.

Il sindacato guidato da Maurizio Landini non ha però fatto una piega, spiegando di avere intenzione di fare sentire tutto il suo disprezzo per i mancati investimenti pubblici per risollevare i salari dei lavoratori pubblici, scuola in testa, e anche per stabilizzare una volta per tutte i precari, che sempre nella scuola raggiungono percentuali record (attorno al 20-25 per cento).

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