Una scritta che richiama simboli del passato regime, ricomparsa sul muro di un liceo del Lazio intitolato a un partigiano, ha riaperto ferite mai chiuse per il nipote dell’uomo a cui è dedicato l’istituto: un regista e sceneggiatore di 93 anni che ha lavorato al fianco di alcuni tra i più grandi nomi del cinema italiano del dopoguerra. La prima reazione, racconta a Repubblica, è stata istintiva: “Ho pensato di incatenarmi davanti alla scuola”.
Per lui l’offesa è doppia, perché colpisce una scuola pubblica intitolata proprio allo zio: “Non era soltanto un partigiano insignito di un’onorificenza al valore militare della Resistenza. Era anche un insegnante di quell’istituto”. Ricorda che fu proprio da quella scuola che lo zio uscì l’8 settembre 1943 con i suoi studenti per salire in montagna e fondare il primo gruppo partigiano della zona: “Hanno riportato alla luce quella vecchia scritta proprio nell’istituto da cui mio zio uscì con i suoi studenti per parlare di Italia libera, Costituzione e diritti”. Annuncia già una mobilitazione: “È un affronto. Per questo bisogna reagire. Lo faremo insieme agli studenti, agli insegnanti e all’associazione dei partigiani“.
Racconta di aver scoperto per caso la storia dello zio, il giorno della sua fucilazione, durante il coprifuoco: “Alla radio annunciarono la fucilazione di dieci banditi, così li chiamavano, accusati di sabotaggio contro gli alleati dell’Asse. Aspettavo di sentire i nomi: ero piccolo e pensavo ai banditi delle rapine. Poi arrivò l’ultimo nome, quello di mio zio. Così scoprii chi era. A me avevano detto che era andato a insegnare lontano”.
Ripercorre gli anni della guerra vissuti in una famiglia perseguitata: “Mio padre era stato arrestato. Noi cambiavamo casa ogni quindici giorni. Da bambino venivo preso di mira perché mio padre aveva trovato un modo per non farmi indossare la divisa dei Balilla. Diceva che ero allergico al fustagno. Intorno a me c’erano ragazzi con moschetti e bombe a mano che si esercitavano. La nostra è una storia antifascista”. Ricorda anche un episodio personale con un soldato tedesco: “Una volta mi sparò un tedesco. Cercavo di prendere della cioccolata da un soldato italiano che aveva delle derrate. Io quella cioccolata non l’avevo mai neppure annusata”. Sulla scritta ricomparsa oggi conclude: “Non ci siamo mai arresi. Non lo faremo neanche questa volta”.