Il Tar del Lazio ha annullato la bocciatura di una studentessa romana con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), accogliendo il ricorso dei genitori contro il Ministero dell’Istruzione e un liceo scientifico della Capitale.
La sentenza, pubblicata il 4 settembre, come riporta Il Messaggero, parla di “gravi irregolarità” nella gestione del percorso didattico della ragazza, che lo scorso anno non era stata ammessa alla quarta superiore a causa di sei insufficienze. La studentessa, con diagnosi di disturbo delle abilità aritmetiche associato a difficoltà mnemoniche e linguistiche, disponeva di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) approvato a dicembre 2023. Il documento prevedeva prove programmate, tempi più lunghi per i compiti, verifiche ridotte e modalità specifiche per le materie più critiche: Latino, Inglese, Matematica e Fisica.
Secondo i giudici, però, tali misure non sono state rispettate. Solo in Latino sono state introdotte parziali modifiche, mentre in Inglese, Matematica e Fisica i docenti si sono limitati a ridurre il numero di esercizi o a proporre quesiti semplificati, senza predisporre prove realmente calibrate. Un approccio che il TAR ha giudicato inadeguato, ricordando che già nell’anno precedente la corretta applicazione del PDP aveva consentito alla studentessa di ottenere risultati migliori.
La decisione conferma quanto stabilito in via cautelare nell’ottobre 2024, quando la ragazza era stata ammessa “con riserva” alla classe successiva. Nel frattempo ha frequentato regolarmente la quarta liceo, concludendola con la promozione certificata a giugno 2025.
Richiamando la Legge 170/2010, i giudici hanno ribadito che non basta ridurre quantitativamente le prove: occorre una personalizzazione qualitativa, capace di valorizzare le modalità di apprendimento individuali. Il TAR ha inoltre condannato l’amministrazione a 2.000 euro di spese legali, sottolineando che la decisione rappresenta un precedente significativo per l’effettiva tutela degli studenti con DSA.