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Scuola, espressione di identità e nuove forme di connessione sociale

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Da anni, al di là del ruolo di docente, come consulente forense e delle FF.OO., osservo e intervengo a vario titolo nel dominio della formazione, all’interno di scuole di ogni ordine e grado, sconfinando da una provincia ad un’altra da Sud a Nord, intervenendo nella formazione del personale docente e dirigente. In questi anni non sono mancati interventi professionali a tutela delle famiglie, anche in percorsi di genitorialità a rischio, di deputati o semplicemente di singoli cittadini, uomini e donne, prede e ancor prima vittime di un eccesso di fiducia, vittime non genericamente della rete, ma tecnicamente e nello specifico di sotto reti in nodi spesso temporanei, spesso abilmente mascherati a mezzo di reti virtuali.

Sono queste le problematiche anch’esse educative che sempre più sono intimamente collegate ad un eco di pregiudizio e di conservatorismo da parte di molti, quando sostengono che Internet è ciò che in esso v’è contenuto è responsabile di quel “peccato” che sulle pagelle si materializza con l’insufficienza e con il pericolo di una bocciatura non soltanto scolastica, ma anche di crescita e miglioramento del potenziale cognitivo del proprio figlio, negando, così affermando, l’inarrestabile trasformazione post-moderna e amplificando quello scetticismo che in genere interessa le persone che poi vengono soverchiate dal progresso quando questi si presenta, a ragion di un tempo maturo, all’intera società.

L’errore che molti fanno è di catalogare nel cassetto del “futuro” remoto, sentendosi per questo al sicuro, l’insieme di quelle cose di cui si nega o si sconosce l’esistenza o ancor peggio banalizzandole, creando attorno a sé e ai propri figli una finta e calda coperta double face che trattiene ora finte sicurezze, ora inventate abilità. Il problema che oggi si avverte a macchia di leopardo, nelle scuole di ogni ordine e grado, e in molte famiglie da Nord a Sud, è lo speculare su un futuro ipertecnologico remoto idealizzato da un insieme di cose che certamente non arriveranno tutte insieme, ma che si inseriscono nella vita quotidiana un po’ per volta, come è sempre avvenuto, pur avendone l’uomo per molte di esse perduto memoria.

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La scuola oggi sembra muoversi al passo di una licenza di software le cui cifre di accompagnamento alla denominazione del software stesso ne contrassegnano l’evoluzione: Scuola, Scuola 1.0, Scuola 2.0, Scuola 3.0. Sarebbe opportuno che la scuola rimanesse tale e basta, perché non può essere paragonata ad un prodotto tecnologico né con esso deve confrontarsi in un processo di natura commerciale; è giusto che i processi educativi comprendano quelli di mutamento sociale e tecnologico, senza che ciò trasformi la scuola in una alterata IOT, Internet Of Things 4.0. dal sapore industriale.

In ultima analisi il messaggio collettivo è che se non si viene messi nella condizione, un po’ per volta, di apprendere, tanto vale per gli adulti quanto per i minori, sul come convivere con il nuovo ed a porsi delle domande su ogni oggetto di mutamento ed innovazione, a porre delle domande a chi è chiamato in primis a fornire delle risposte, la scuola, quando le tecnologie odierne avranno terminato quel processo di collaudato progresso per lasciare spazio ad altre e nuove invenzioni, diventerà molto più difficile prendere con esse confidenza tutt’insieme, poiché da tempo si assiste più che ad un semplice sviluppo delle tecnologie, e certamente non solo, ad una continua interoperabilità e commistione di tecnologie, pur se ogni tecnologia trattiene in sé e prevede una conoscenza distinta del suo impiego. In fondo nessuno può negare che apprendere significa per prima cosa “venire a conoscenza di qualcosa”, ciò implica e determina l’atto del muoversi, dello spostarsi, del di-venire di un nuovo dato, pertanto, sottintende un arricchirsi, un aumentare e l’addizionare al già noto, al vecchio, il nuovo. Pertanto, come si può negare dentro la scuola ciò che al di là di essa è una nuova realtà?

Le strategie educative nell’oggi scolastico devono sapere integrare di volta in volta, proprio come fa l’industria tecnologica, e saper ricondurre ogni alunno al buon senso, arricchito dal “saper ri-conoscere”, dal “saper ri-fare” e dal “saper re-agire” d’innanzi al nuovo artefatto tecnologico, ma anche di fronte ad una situazione di follia virtuale che può svilupparsi con l’introduzione e l’abuso del nuovo artefatto, facendo in modo che gli alunni siano sostenuti da un interesse non sordo delle famiglie, perché è necessario tenere sempre bene a mente che la nascita di un problema, quale può essere lo scambio di foto online, attività di stolking a mezzo di e-mail, chat, forum, telefonia o ancora la pedopornografia e l’applicazione di tecniche di manipolazione per la violazione della propria privacy, hanno e avranno sempre ricadute in un contesto che non è, e non sarà mai, solo virtuale.

Non bisogna essere apocalittici, poiché domani saranno ideate delle lenti a contatto con tecnologia wireless e non potranno certamente essere le note scolastiche o dei consigli straordinari sostenuti da regolamenti scolastici vetusti a risolvere il problema, ma portando ogni allievo ad osservare e ad abbracciare la scuola con le “nuovi lenti del progresso” già in atto.

Bisogna constatare come alcuni dei problemi accennati prima si materializzano già da qualche anno tra i banchi e nei corridoi di ogni scuola. Un incontro online, al di là della finalità, si conclude il più delle volte sempre offline, ovvero diventa reale. Per tale motivo, così come nella vita reale si è sempre più abituati ad essere guardinghi in presenza di luoghi strapieni di gente, occorre che la scuola acquisisca strumenti per insegnare ai propri discenti a scrutare con attenzione la stessa piazza virtuale, perché non meno affollata di quella reale. Un uso edotto e vigile di questi nuovi strumenti di comunicazione non potrà che aiutare sicuramente a rimuovere la maggior parte dei pericoli e permettere ad ogni internauta e “mobile-born”, quest’ultimi nati in un mondo nel quale il digitale è parte integrante della quotidianità, di godere appieno di una reale “rete di possibilità” che diventi “scuola altra” oltre ed insieme alla scuola tradizionalmente intesa.

Negare ciò significherebbe ricondurre il dialogo educativo ad un passato remoto in cui la televisione veniva additata come cattiva maestra, come una bambinaia, come fonte di distrazione e disturbi di apprendimento, a quegli anni in cui la mia generazione ha visto l’introduzione del pallottoliere tascabile, da non usare assolutamente, secondo la visione conservatrice di alcune maestre, della stessa calcolatrice scientifica, imputando ad essa il rischio, poi, di non saper far di conto. A distanza di venti e più anni da allora, in molte scuole superiori, molti alunni sconoscono il pallottoliere tascabile, posseggono ma sconoscono l’uso corretto della calcolatrice scientifica e al contempo falliscono in una divisione manuale a tre cifre.

L’accettazione o rifiuto del nuovo non può basarsi su una logica binaria, si – no, acceso – spento, bianco – nero; esistono svariate combinazioni oltre tale dualismo, il quale ultimo trova illogica applicazione in una siffatta e necessaria evoluzione educativa, poiché è proprio negli ismi che da sempre si annida la pericolosità di una visione alterata, miope e mai positiva delle cose. Sta ad ogni rappresentante e tutore della scuola e dell’educazione cogliere le innumerevoli sfumature, facendole divenire positive per la comunità scolastica tutta.

di Francesco Augello