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Scuola fai da te? E perché no!

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L’idea l’ha lanciata una scuola della cintura milanese, quella cioè di coinvolgere i ragazzi delle terze della secondaria di prima grado nella ripulitura delle aule e poi ha messo a punto un progetto coinvolgendo il comune nel finanziato di rulli, scale, pitture e tutto l’occorrente per i lavori: manodopera offerta dagli alunni a titolo volontario contro materiale dato dall’amministrazione.
«È un modo per rendere consapevoli i ragazzi che la scuola è un bene di tutti», dice il sindaco. «Così facendo, ogni tre anni l’aula ha le pareti rinfrescate».
 A cui fa eco la preside: i lavori non si limiteranno solo a una mano di bianco sulle pareti, perché i ragazzi saranno all’opera anche per applicare sui muri tutti i listelli per non farli rovinare dai banchi.
«C’è una ripresa dell’impegno civile e sociale nelle scuole, questo da parte di tutta la comunità scolastica, nel senso più ampio del termine», aggiungono i funzionari dell’ex provveditorato.
E se nella cintura milanese lavorano gli studenti, a Milano centro il fai da te ha preso piede con i genitori.
 Finite le lezioni, in tanti si dividono per squadre di mamme e papà, e via a imbiancare, stuccare, rendere più vivibili le scuole dei figli.
 In una scuola primaria, alcuni genitori nel fine settimana si trasformano in muratori e stanno sistemando bagni e spogliatoi della palestra. Tinteggiano, tappano buchi, sostituiscono piastrelle. «Erano in pessime condizioni da almeno vent’anni, non c’era speranza che rientrassero nei lavori di manutenzione del comune: ci sono scuole con interventi molto più urgenti e i soldi sono quelli che sono».
In un Istituto comprensivo sono sempre i genitori degli studenti i protagonisti, perché contribuiscono anche economicamente per dare servizi aggiuntivi. Qui infatti i tecnici, che sono all’opera per installare le nuovissime lavagne interattive multimediali, sono seguiti e pagati dall’associazione dei genitori che si sono fatti carico anche dell’acquisto della maggior parte del materiale: «Questo dopo aver portato, sempre a spese loro, la rete wireless in tutta la scuola», dice compiaciuto il preside.
Per altri istituti invece, l’idea di far lavorare i genitori in ambienti scolastici non ne vogliono proprio sapere: ne va di mezzo la sicurezza personale. «E se succede qualcosa?»
«Usiamo fondi del comune, ma personale scolastico e non ditte esterne, così siamo tutelati sulla sicurezza e risparmiamo»

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