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07.01.2026

Scuola nel bosco senza banchi o orari chiusa: era abusiva. Boom di iscritti non vaccinati nel periodo Covid

Una scuola “alternativa” in un bosco, immersa nella natura nel trevigiano, senza campanelle, banchi in fila o registri elettronici è stata chiusa dai Carabinieri, come riporta Il Corriere della Sera. Il motivo? Era una struttura del tutto abusiva, senza alcuna autorizzazione regionale.

Il controllo era scattato dopo alcune segnalazioni sul fiorire di realtà educative “alternative” nate soprattutto dopo il periodo del Covid. Quando sanitari e militari hanno varcato il cancello dell’istituto, il 15 dicembre scorso, all’interno della struttura erano presenti 14 bambini tra i due e i cinque anni, impegnati in attività riconducibili a tutti gli effetti a un servizio educativo per la prima infanzia.

L’ordinanza del sindaco

In un’altra area del caseggiato, invece, c’erano nove ragazzi tra gli otto e i dieci anni che stavano seguendo percorsi di istruzione parentale, il cosiddetto homeschooling, Ed è proprio qui che emerge il nodo centrale della vicenda. L’homeschooling, in Italia, è perfettamente legale: i genitori possono scegliere di educare i figli fuori dalla scuola tradizionale, purché rispettino precisi obblighi, a partire dalla comunicazione annuale alle autorità scolastiche e dalla verifica del raggiungimento degli obiettivi ministeriali.

Ben diverso è il discorso per i servizi educativi per l’infanzia. Per aprire un asilo servono autorizzazioni specifiche, requisiti strutturali, organizzativi e amministrativi stringenti. Requisiti che, in questo caso, non risultavano mai richiesti né ottenuti. Dagli accertamenti è infatti emerso che l’attività per i più piccoli veniva svolta in totale assenza di titoli autorizzativi. Un’irregolarità sostanziale, anche se – va sottolineato – non accompagnata da criticità igienico-sanitarie: gli spazi e i locali sono risultati a norma. Proprio per questo motivo non sono scattati sequestri né provvedimenti penali, ma esclusivamente sanzioni di carattere amministrativo.

A stabilirlo l’ordinanza firmata il 23 dicembre dal sindaco, che ha vietato la prosecuzione delle attività vietando il servizio educativo per l’infanzia (l’asilo), l’istruzione parentale (l’homeschooling) e la somministrazione e il riscaldamento di alimenti (la mensa). “Il provvedimento è stato preso – si legge nel documento – per tutelare la salute pubblica”, con particolare riferimento alla presenza di minori. L’associazione che gestiva la struttura per ora ha scelto la linea del silenzio ma fa intendere che la partita è tutt’altro che chiusa (e continuerà molto probabilmente in tribunale).

Il racconto di un’ex docente

“Ho lavorato all’interno della scuola per la sostituzione di un’insegnante – racconta un’ex maestra a Il Gazzettino – Il metodo didattico era molto diverso e questo riguardava tutte le materie. Bisogna dire però che la scuola era estremamente pulita e in ordine, specie perché i bimbi trascorrevano sul pavimento molto tempo. Nella mia esperienza lì dentro, però, per quanto ritenessi competenti le educatrici, penso che i bimbi potessero trovare qualche difficoltà poi a integrarsi una volta arrivati alle scuole medie. Era un mondo molto diverso, isolato”.

“Molti genitori no vax si sono trovati a scegliere questa scuola perché durante la pandemia i loro figli non avrebbero potuto tornare in classe, considerato che non si erano vaccinati contro il covid. Per questo motivo arrivavano anche da molto lontano: non c’erano strutture simili in zona. All’inizio c’erano solo bambini e genitori non vaccinati, come scelta educativa, per non metterli in difficoltà insieme ad altri. Erano 6 o 7 per classe. Poi hanno iniziato a lavorare a pieno regime”.

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