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Scuole crollate, proposta shock: 5 anni di carcere a presidi e docenti Rspp che non le hanno chiuse

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Altro che ridurre responsabilità dei presidi: in Parlamento c’è chi propone nuove norme per rendere ancora più rischioso il ruolo del preside in Italia. Una di queste norme è contenuta nel disegno di legge depositato dalla senatrice del gruppo Gal, Paola De Pin, di Riscossa Italia, che punta a inserire un nuovo articolo nel Codice Penale, attraverso il quale si prevede l’inasprimento delle pene: si chiedono, in sintesi, fino a 5 anni di carcere per presidi e docenti Rspp che non chiudono le scuole poi crollate.

La proposta: 13 anni al funzionario pubblico e fino a 5 per i presidi

In effetti, il ddl, che se approvato istituirebbe l’articolo 434 bis, prevede delle sanzioni penali da far tremare i polsi: “Il crollo di una scuola può costare 13 anni di carcere al funzionario pubblico che non ha adempiuto agli obblighi di manutenzione. Al dirigente scolastico che in assenza di un adeguato livello di sicurezza non interrompe le lezioni potranno essere comminati fino a 5 anni di pena detentiva. In concorso con il dirigente viene punito anche il professore responsabile del servizio di prevenzione e protezione, se la sua mancata segnalazione è causa del crollo“.

La protesta: prima delle vaccinazioni c’è la sicurezza delle scuole

Secondo i promotori del disegno di legge, “è strabica la visione che porta un governo a decretare l’urgenza di un piano di vaccinazione di massa e, invece, a procrastinare la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Inasprire le pene per chi è concausa di un crollo – osserva la parlamentare – è il punto di partenza per una Pubblica Amministrazione più attenta e per la promozione della prevenzione antisismica. Se punire non è sufficiente, di certo serve a risvegliare chi spera in una soluzione che prima o poi arriva dall’alto. Invece prima o poi arrivano le tragedie: ragazzi morti o feriti”.

Il problema è che una scuola italiana su due ha oltre 40 anni. “Il 60 % delle scuole italiane – continua Paola De Pin – è stata realizzata prima delle leggi antisismiche sulle costruzioni e necessita dunque di un alto livello di guardia. Ciò a maggior ragione in un territorio altamente sismico come l’Italia”.

Provvedimenti a costo zero

“Sono provvedimenti che non comportano spese – aggiunge il rettore della UniSanPaolo monsignor Marco Contili -: i presidi devono chiudere gli edifici insicuri e, laddove non avessero le competenze tecniche sufficienti, rivolgersi a esperti per valutare tempestivamente lo stato di una struttura. La sicurezza non è mai una spesa superflua”.

“La messa in sicurezza degli edifici scolastici e l’incolumità degli studenti – conclude la senatrice De Pin – non sono materie da potere vincolare al pareggio di bilancio dell’Unione Europea”.

I sindacati dei presidi chiedono invece di ridurre le eventuali pene

Sulle modifiche normative da apporre al testo unico sulla sicurezza, si è svolta, a fine ottobre un’audizione informale, presso la Commissione congiunta Cultura e Lavoro di Montecitorio, organizzata da Andis e Disal, durante il quale si è presentata la proposta di approvazione di una modifica normativa del decreto 81/2008, che definisca il prima possibile le responsabilità del dirigente scolastico in materia di sicurezza, riducendo però la loro portata dei rischi in caso di crolli.

In quell’occasione, il sottosegretario del Miur Vito De Filippo aveva espresso il suo sostanziale appoggio alla proposta, caldeggiata anche da Udir e altri sindacati dei presidi.

La posizione intermedia dell’ex magistrato Raffaele Guariniello

All’audizione era presente anche Raffaele Guariniello, ex magistrato ed esperto in sicurezza sul lavoro, che ha sottolineato la necessità di un doppio intervento del Parlamento, “modificando le norme sul testo unico” che del Miur chiamato a “emanare una normativa specifica che tenga conto delle esigenze particolari del sistema scolastico”.

“Non si risolve però addossando la responsabilità dei dirigenti agli enti proprietari – ha detto alla Tecnica della Scuola l’ex magistrato – bisogna individuare chi sia realmente il datore di lavoro: in molti enti pubblici ci sono datori di lavoro che non sono muniti di autonomia e poteri decisionali e di spesa”